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Pfizer, obiettivo Emissioni Nette Zero 

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5 DUBBI DA SCIOGLIERE

Pfizer è in prima linea per affrontare le conseguenze del riscaldamento globale: oltre all’impatto diretto sull’ambiente, i cambiamenti climatici hanno ripercussioni negative per la salute umana e ostacolano l’accesso ai farmaci essenziali, a causa delle interruzioni nelle catene del valore dovute a eventi meteorologici avversi.

Da quando, nel 2000, ha fissato i propri primi obiettivi di azione per il clima, Pfizer ha già ridotto di oltre il 60% le emissioni di gas serra. 


Gli eventi catastrofici che colpiscono il Pianeta impongono però traguardi ancora più stringenti: nel 2022 Pfizer si è impegnata ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra, puntando a raggiungere lo standard volontario Net-Zero Standard entro il 2040. 

Un impegno che Pfizer sta già attuando nei propri stabilimenti italiani. 

Ma la riduzione delle emissioni climalteranti è una sfida che coinvolge tutti: non solo le grandi aziende, ma anche i cittadini che, con le loro scelte quotidiane, possono contribuire a migliorare la salute della Terra.


EDITORIALE

Verso Net Zero. La crisi climatica, il ruolo delle grandi aziende e l’importanza di un percorso a tappe

Sergio Vazzoler

partner e amministratore Amapola Società Benefit

Approfondimento

Combattere l'emergenza climatica: un impegno di tutti 

di Letizia Palmisano

Giornalista ambientale 2.0 & Ecoblogger

La nostra impronta ecologica (e, in particolare, la Carbon Footprint) oggi lascia un segno sulla Terra molto superiore a quello che Madre Natura può accettare. I cambiamenti climatici e l’eccessivo consumo di risorse sono fenomeni ormai sotto gli occhi di tutti. Parliamo di argomenti complessi, ma oggi è possibile individuare gli elementi da monitorare e quindi comprendere ciò che possiamo fare per ridurre il climate change prima che sia troppo tardi.

Overview sui cambiamenti climatici: cosa sappiamo oggi su numeri e impatto

I cambiamenti climatici sono diventati uno dei problemi più urgenti e complessi che l'umanità deve affrontare. La comunità scientifica è pressocchè unanime nel ritenere che il riscaldamento globale sia causato principalmente dalle emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane  https://climate.ec.europa.eu/climate-change/causes-climate-change_it. Sebbene, secondo le previsioni, gli effetti più seri di tale fenomeno si manifesteranno nei prossimi decenni, già oggi sono visibili e tangibili i primi cambiamenti che stanno provocando un'ampia gamma di impatti sull'ambiente, sull'economia e sulla società.

Vediamo cosa sappiamo oggi sui numeri e sull'impatto di questo fenomeno.

La febbre del Pianeta

Quando si parla di cambiamento climatico ci si riferisce spesso alla “febbre” del Pianeta. La temperatura media della Terra è infatti già in aumento: secondo il Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) - principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici e premio Nobel per la Pace 2007 - la temperatura media globale è aumentata di oltre un grado Celsius rispetto ai livelli preindustriali https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/outreach/IPCC_AR6_WGI_SummaryForAll_Italian.pdf. Questo fenomeno è principalmente ricollegabile all'aumento delle emissioni di CO2 e di altri gas serra nell'atmosfera. Tutto ciò rompe i fragili equilibri del nostro ecosistema come dimostrano i dati ottenuti dall’osservazione dei mari, dei fenomeni estremi e di ciò che accade alla biodiversità.

Eventi meteorologici estremi

Tra le conseguenze del climate change quelle più evidenti sono legate ad una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi e all’aumento della siccità https://www.climalteranti.it/2023/05/24/si-ce-un-legame-fra-riscaldamento-globale-ed-eventi-estremi/. In molte parti del mondo, onde di calore, tempeste più intense, inondazioni e siccità sono diventati più comuni e con tassi in continua crescita. Non si tratta solamente di veder rovinata una giornata al mare o una gita in montagna: questi eventi stanno causando sempre più frequentemente danni alle infrastrutture, alle colture agricole, all'approvvigionamento idrico e alla salute umana https://climate.ec.europa.eu/climate-change/consequences-climate-change_it.

Impatto del riscaldamento globale sui fenomeni climatici

Aumento del livello del mare

L'aumento della temperatura globale sta causando la fusione dei ghiacci polari e, più in generale, di quelli presenti in varie parti del Globo e, di conseguenza, il livello del mare sta aumentando. Secondo l'IPCC, nel corso del XX secolo, il livello del mare è aumentato di circa 20 centimetri e si prevede che possa salire ancora di diverse decine di centimetri (fin oltre il metro) entro la fine del XXI secolo. Ciò potrebbe comportare conseguenze catastrofiche per gli ecosistemi e per gli abitanti delle zone costiere: basterebbe qualche metro di acqua in più per cancellare chilometri di spiagge, località turistiche e centri artistici come, ad esempio, Venezia.
Inoltre la gran parte dell’extra calore associato al riscaldamento globale non viene assorbito dall’atmosfera, ma viene “scaricato” nell’oceano che, di conseguenza, si sta acidificando e, come emerge dalle ultime scoperte, sta cambiando colore https://it.euronews.com/green/2023/07/17/gli-oceani-diventano-verdi-a-causa-dei-cambiamenti-climatici.

Perdita di biodiversità

Il cambiamento climatico sta anche minacciando la biodiversità del nostro pianeta: molti ecosistemi, come le barriere coralline e le foreste pluviali, sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti delle temperature e dei modelli di precipitazione. La perdita di habitat, combinata agli effetti diretti del clima, sta causando l'estinzione di molte specie vegetali e animali e, a dire il vero, questo fenomeno non è limitato ad aree geografiche lontane dall’Italia.

Impatto sull'agricoltura e la sicurezza alimentare

Il cambiamento climatico sta influenzando anche l'agricoltura e, quindi, la sicurezza alimentare. Le variazioni dei modelli di precipitazione e delle temperature - tra alluvioni, grandine e siccità - possono influire negativamente sulla resa delle colture e sull'accesso all'acqua per l'irrigazione. Ciò potrebbe causare carestie e, quindi, un aumento dei prezzi alimentari e una conseguente instabilità sociale. Come sottolineato dalla UE, “le regioni meridionali saranno colpite più duramente, con un impatto negativo generale sull'agricoltura”, quindi tra le zone che subiranno gli effetti peggiori ci sarà proprio l’area euromediterranea https://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/climate-change-and-food-safety.

Proprio su questi temi, la FAO ha pubblicato una guida scaricabile gratuitamente https://www.fao.org/3/i1091it/i1091it.pdf dedicata ai più giovani.

Overshoot day: quanto consumano gli italiani (rispetto al resto dell’umanità)

È a partire dagli anni ’70 del XX secolo che abbiamo iniziato a vivere in deficit ecologico. Per comprendere quanto la nostra Ecological Footprint© (che, per circa il 60%, è legata all’impronta di carbonio https://www.footprintnetwork.org/our-work/climate-change/) abbia superato i limiti che segnano il punto di equilibro tra consumo di risorse e capitale naturale, è importante verificare quando, ogni anno, si fissa il cosiddetto “Overshoot day”. Tale ricorrenza è una data simbolica che indica il giorno in cui l’umanità ha terminato di consumare le (abbondanti) risorse messe a disposizione dalla Terra ed inizia ad indebitarsi per il futuro. Ad oggi l’umanità vive come se avesse a disposizione 1,7 Terre (l’Earth Overshoot day è stato il 2 agosto 2023). Gli europei, in media, fanno peggio: noi italiani, ad esempio, consumiamo come se potessimo attingere alle risorse di quasi tre Pianeti (Italian O.D. il 15 maggio 2023). 
Con un bagaglio così pesante, è fondamentale invertire la rotta per far sì che l’umanità possa avere un futuro sostenibile sulla Terra. L’Overshoot Day rappresenta quindi una sfida da affrontare, ma che può essere letta anche come un’opportunità per promuovere modelli sociali ed economici con al centro la sostenibilità ambientale. 

Come contrastare l’emergenza climatica in corso 

Per capire l’importanza di un’azione immediata si possono citare le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres che, commentando il sesto report IPCC 2021 https://www.ipcc.ch/assessment-report/ar6/, ha spiegato che tale rapporto rappresenta “un codice rosso per l’umanità” sottolineando che, per contrastare la crisi climatica, è fondamentale “intensificare urgentemente i nostri sforzi e proseguendo sulla strada più ambiziosa”. https://greenreport.it/news/clima/nuovo-rapporto-ipcc-codice-rosso-per-lumanita-video/ .
Quindi, per contrastare l’emergenza climatica in corso e spostare l'Earth Overshoot Day più avanti nell'anno, è necessario un impegno globale e comunitario su più fronti. 

Cosa si sta facendo?

In termini di politiche globali, il primo grande risultato è stato ottenuto nel 2015 con la firma dell’accordo di Parigi. Dopo anni di attesa e di tentativi di accordo falliti, durante la COP21 i Paesi di tutto il mondo si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra a livelli che possano consentire l’ambizioso obiettivo di “limitare l’incremento della temperatura a 1,5 C, riconoscendo che ciò ridurrebbe significativamente i rischi e gli impatti del cambiamento climatico” https://www.climalteranti.it/2015/12/16/la-sostanza-dellaccordo-di-parigi/ . Il Paris Agreement ha rappresentato l’inizio di un nuovo cammino (e non di arrivo). L’Unione Europea, addirittura, per ricordarci quanto sia importante non solo raggiungere questi obiettivi, ma superarli, si è posta il traguardo di diventare carbon neutrali o addirittura carbon negativi. 

“Il futuro dell'Europa dipende dalla buona salute del pianeta” si legge sul portale del Consiglio dell’Unione Europea https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/. Partendo da tale assunto, i Paesi dell'UE si sono impegnati a conseguire, entro il 2050, l'obiettivo della neutralità climatica rispettando gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. Per raggiungere questo traguardo non rinviabile, in Europa è stato lanciato il Green Deal che si sostanzia nella strategia di azione che comprende iniziative riguardanti clima, ambiente, energia, trasporti, industria, agricoltura e finanza sostenibile, sottolineando come tutti i settori siano tra loro fortemente interconnessi. Per evitare ritardi all’inderogabile scadenza di metà secolo, sono stati posti degli obiettivi intermedi con il pacchetto Fit for 55 che dispone strumenti e fissa i primi step da raggiungere entro il 2030 in termini di decarbonizzazione dell'economia, implementazione di energie rinnovabili ed efficienza energetica https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/fit-for-55-the-eu-plan-for-a-green-transition/.

Pfizer verso NetZero - Andrea Fasano, Enviromental Sustainability Sr. Manager Pfizer Italia

Chiunque può diventare attivista per il clima

Per capire cosa ognuno di noi può fare per ridurre le emissioni climalteranti è fondamentale comprendere quali sono i settori a più alto impatto. Al primo posto troviamo l’energia (in ogni ambito) - inclusa quella necessaria al mondo dei trasporti, quella impiegata per climatizzazione e riscaldamento - a seguire il comparto agricolo e alimentare. Oltre all’industria, l’altra voce ricorrente è quella legata ai rifiuti.
Andando ad analizzare anche gli obiettivi europei emerge che un cittadino consapevole può davvero, nel proprio quotidiano, agire verso molteplici direzioni.

Svincolarsi dalle fonti fossili

Non è possibile immaginare una transizione ecologica senza quella energetica: scegliere di alimentare la propria casa con energia rinnovabile (mediante impianti proprietari o optando per forniture che garantiscano l’origine dell’energia 100% da fonti pulite) è un’opzione oggi alla portata di tutti.

Efficienza energetica

A prescindere da quale sia la fonte energetica che utilizziamo, è fondamentale cercare di adottare ogni soluzione che consenta di ottenere significativi risparmi energetici sia perché, ad oggi, le fonti rinnovabili coprono solo una quota del fabbisogno energetico totale sia perché, in ogni caso, le attività di consumo comportano emissioni climalteranti. 

Cosa possiamo fare?

Alcuni interventi sono necessariamente strutturali (e, in tali casi, diverse tipologie di incentivi aiutano chi vuole realizzare lavori edili), mentre, in altri casi, si tratta di azioni più semplici come la sostituzione di apparecchi vetusti (a partire dagli elettrodomestici energivori come un freezer, un climatizzatore, uno scaldabagno o una asciugatrice) con quelli nuovi a miglior prestazione energetica.

Di quanti oggetti abbiamo davvero bisogno?

Un altro passo che possiamo percorrere è essere consapevoli della quantità di oggetti che possediamo. In quanti riescono a vedere il fondo del proprio armadio o della propria credenza in cucina? Essere più consapevoli dei propri acquisti, ridurre il superfluo, acquistare beni di seconda mano, regalare o vendere ciò che non usiamo più si può rivelare non solo un modus operandi economico ma anche ecologico perché permette di ridurre il consumo di risorse e quindi l’impatto ambientale dei nostri consumi ma non solo: le pratiche di condivisione e di rimessa in circolo dei beni consentono la riduzione dell’impatto ambientale di tutto ciò che è già stato prodotto perché, così facendo, si allunga la vita media di tali beni e si allontana il momento in cui gli stessi andranno in discarica. 

Recuperare quante più materie seconde possibile grazie ad una raccolta differenziata di qualità

Quando un bene non è più riutilizzabile o riparabile o è monouso (come accade al packaging), l’ultimo atto per ridurne l’impatto ambientale è quello di capire cosa sia differenziabile e come conferirlo correttamente nella raccolta dei rifiuti. 
La raccolta differenziata rappresenta, infatti, un importante strumento nella lotta ai cambiamenti climatici. Attraverso il corretto conferimento, suddividendo ciò che può essere recuperato, si favorisce il riciclo e il riutilizzo dei materiali, riducendo la necessità di estrarre e produrre nuove risorse naturali. Questo processo contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra associate all'estrazione, alla lavorazione e al trasporto di materiali vergini. Inoltre, il riciclo consente di risparmiare energia, poiché il processo di produzione con materiale riciclato richiede solitamente meno energia rispetto alla produzione da materie prime vergini. Il caso emblematico è, ad esempio, quello del vetro.
Se vi chiedessimo quali tipi di raccolta differenziata esistono oggi probabilmente fareste cenno a quello di carta, plastica, metalli, vetro ed organico che vengono effettuati tramite i cassonetti stradali o con la raccolta “porta a porta”. In realtà il numero dei tipi di rifiuti raccolti in modo differenziato è assai maggiore e i centri di conferimento e di raccolta possono essere diversi. Ad esempio uno smartphone o le cuffiette, a fine vita, diventano Rifiuti da Apparecchiature Elettriche o Elettroniche (i cosiddetti “RAEE”) e, se dispersi in natura possono sprigionare sostanze potenzialmente inquinanti. Al contrario, se conferiti correttamente, diventano piccole miniere. Un altro caso emblematico è quello dell’olio esausto che non va mai disperso nell’ambiente, ma, se riciclato, può rivivere sotto diverse forme (dai saponi all’energia rinnovabile).

Come si fa la corretta raccolta differenziata dei farmaci

Un altro esempio è quello relativo ai farmaci. Alcune persone coltivano il falso mito che i medicinali scaduti ed i relativi imballaggi (come le boccettine o i blister) vadano gettati nell’indifferenziato: non è vero!
Tutti i farmaci (scaduti e non) vanno conferiti nell’apposita raccolta differenziata che, solitamente, avviene all’esterno delle farmacie tramite appositi contenitori dove potranno essere gettati i medicinali scaduti unitamente ai loro contenitori (fiale, blister o boccette che siano). Se, invece, li abbiamo esauriti e ci rimane solo l’involucro, questo seguirà la normale raccolta differenziata. 
 Lo sapevate?

L’impegno di Pfizer nella gestione del ciclo dei rifiuti

  • Riduzione alla fonte dei rifiuti generati

  • Separazione dei rifiuti finalizzata a recupero/riciclaggio

  • Scelta di aziende di smaltimento con elevati standard di manipolazione, trasporto e smaltimento.

  • Promozione del corretto smaltimento dei farmaci inutilizzati da parte dei pazienti

STRATEGIA PFIZER

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Approfondimento

Livio Giugliuto / Istituto Piepoli

Approfondimento

Andrea Fasano

Approfondimento

Luigi Scavone

Approfondimento


I numeri dell’impegno di Pfizer

Per approfondire

Rossella Bruni, Site leader e AD, Stabilimento Pfizer di Ascoli Piceno

L’esperienza e le buone pratiche dello stabilimento Pfizer di Ascoli

La strategia Net Zero dello stabilimento di Ascoli è articolata in quattro macroaree: 

  • migliorare il sistema di gestione dell’energia; 

  • aumentare l’efficientamento energetico; 

  • decarbonizzare il calore;

  • decarbonizzare l’elettricità. 

Grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico viene evitata l’emissione di circa 166 tonnellate di CO2, equivalente a quanto assorbono 5.350 alberi in un anno. È in corso un ampliamento dell’attuale parco fotovoltaico sulle aree di parcheggio dello stabilimento. Questa espansione consentirà un’ulteriore riduzione pari a circa 350 tonnellate di CO2 equivalenti a quanto assorbono 11mila alberi.

Lo stabilimento di Ascoli Piceno è particolarmente all’avanguardia sul tema della separazione dei rifiuti. Questo permette di recuperare un’altissima percentuale di rifiuti speciali, riciclandoli o riutilizzandoli attraverso i trasformatori di energia. Negli ultimi dieci anni, ad esempio, sono stati ridotti del 20% i rifiuti inviati ad incenerimento/trattamento ed è aumentata la frazione dei rifiuti inviati a recupero. Ad oggi più dell’80% dei rifiuti viene inviato a recupero o recupero energetico.

Sul fronte del consumo di acqua, si è registrata una riduzione complessiva del 33% in 7 anni. Nei prossimi anni, il completamento dell'impianto di trattamento delle acque reflue consentirà ulteriori riduzioni nei volumi di acqua inviati agli impianti di trattamento e una parziale riutilizzazione nell'ambito del circuito industriale dell'acqua.

Luigi Scavone, Environment, Health and Safety Manager, Stabilimento Pfizer di Catania

L’esperienza e le buone pratiche dello stabilimento Pfizer di Catania


Il sito Pfizer di Catania ha adottato un piano di neutralità carbonica che permetterà la riduzione del 46% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Già nel 2012 nello stabilimento è stato installato un impianto fotovoltaico (capacità di picco 1MW) che ha prodotto – a oggi – 16.000 MWh di energia verde da fonte rinnovabile, evitando così emissioni di CO2 per circa 5.500 tonnellate, pari a quanto assorbono 11.000 alberi in un anno.

Già oggi il sito di Catania è certificato Zero Waste to Landfill (zero conferimenti in discarica) e si sta lavorando su progetti e iniziative volti ad eliminare i rifiuti alla fonte. Ciò ha permesso al sito di Catania di essere uno dei siti con il miglior Waste Score nella catena di fornitura globale di Pfizer. La percentuale di rifiuti a recupero è attualmente in crescita grazie a un processo di ottimizzazione della frazione di rifiuti destinata al recupero di energia.

Un ulteriore esempio di questo impegno di miglioramento continuo, implementato nel 2022, è il riutilizzo dei pallet di legno, grazie a cui si è registrata una riduzione di 24.800 kg di rifiuti in sei mesi. 

Il sito di Catania sta investendo in un programma pluriennale che migliorerà l'attuale sistema di raccolta delle acque reflue di processo con l’obiettivo di ridurre il rilascio di prodotti farmaceutici nell’ambiente. 

 

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