Il mercato europeo della carne bovina alla luce della futura politica agricola post 2013

PAC: Una riforma graduale e flessibile per salvare la filiera della carne bovina

Tavola rotonda

Galleria del Cardinale
Palazzo Colonna
Piazza dei Santi Apostoli, 66

Roma, 21 giugno - Produrre di più per assicurare un adeguato rifornimento della catena alimentare, garantire la sicurezza alimentare dei consumatori, ridurre la pressione sull'ambiente. Sono i tre punti cardine della riforma della Pac, così come delineata dalla Comunicazione della Commissione Europea lo scorso autunno. Le nuove sfide poste dalle recenti "bolle" sui mercati internazionali delle materie prime e dalla crescente volatilità dei prezzi, dovranno coniugarsi con un modello di sviluppo sostenibile, sulle quali c'è condivisione pressochè unanime.

Il problema, allora, è capire con quali meccanismi si intende raggiungere questi ambiziosi obiettivi, ma prima ancora con quali risorse finanziarie Bruxelles intende centrare questi obiettivi, visto che il negoziato sulle prospettive finanziarie viaggia in parallelo con quello della nuova Pac. Quale contributo e quali sacrifici i diversi settori produttivi saranno chiamati a dare.

In vista delle proposte legislative della riforma, annunciata dal commissario all'Agricoltura Ue, Dacian Cioloº, entro il prossimo ottobre, Pfizer Animal Health (leader mondiale nella produzione di vaccini e farmaci per la salute animale) ed Assocarni (Associazione nazionale industria e commercio carni e bestiame), hanno organizzato a Roma una giornata di studio e di dibattito, con l'obiettivo di approfondire le tematiche più rilevanti per la filiera della carne bovina. Un'occasione di confronto con i rappresentanti della produzione agroindustriale, della grande distribuzione e delle più autorevoli istituzioni nell'ambito dell'agricoltura e della tutela della salute umana e animale, sia a livello nazionale che comunitario.

La giornata di lavoro è articolata in due sessioni: la prima parte approfondirà i temi scientifici ed economici dell'allevamento bovino italiano ed europeo, in serata  (Galleria del Cardinale - Palazzo Colonna - Piazza Santi Apostoli, 66 - Roma; ore 19) è prevista  una tavola rotonda che avrà come tema "Il mercato europeo della carne bovina alla luce della futura Politica agricola comune post 2013". I lavori saranno aperti da un'introduzione di Juan Ramon Alaix, Presidente e General Manager Pfizer animal Health e da Luigi Scordamaglia, Vice Presidente di Assocarni e  di Federalimentare. Parteciperanno al dibattito, intervistati dal giornalista Alessandro Mastrantonio: Paolo Baccolo, Direttore generale Agricoltura Regione Lombardia; Patrick Bènèzit, Vice Presidente della Federazione nazionale bovini francesi; Alejandro Bernal, Area President Europa, Africa e Medio Oriente di Pfizer Animal Health; Paolo Bruni, Presidente Cogeca; Mario Catania, Capo dipartimento politiche europee e internazionali del Ministero delle Politiche Agricole; Paolo Russo, Presidente Commissione Agricoltura della Camera.

Nel corso della discussione saranno affrontati i temi delle nuove sfide al centro della riforma Pac: il settore dell'allevamento e delle carni bovine è pronto a fare la sua parte, ma chiede di non essere penalizzato quando dall'enunciazione dei principi si passerà nel dettaglio ai nuovi meccanismi di sostegno all'agricoltura europea.

Gli operatori rivendicano la coerenza del settore con i principi fondamentali già presenti nei primi documenti ufficiali sulla nuova Pac: aziende agricole "professionali" che rispondono in pieno al concetto di "agricoltore attivo" come destinatario degli aiuti Ue; un sistema di ripartizione degli aiuti che non sia vincolato al mero calcolo proporzionale basato sulla superficie utilizzata, ma che tenga conto di altri parametri, tra i quali quello della produzione lorda vendibile (che in Italia è pari al 12,7% di quella europea).

Anche per quanto riguarda la questione ambientale legata alle emissioni di gas serra, la filiera zootecnica contesta la strumentale diffusione di dati tesi a screditare il settore e ricorda che recenti studi presentati dalla stessa Commissione europea (ISPRA), hanno dimostrato che le aree italiane dove è concentrata larga parte della produzione nazionale con il sistema intensivo hanno emissioni molto inferiori rispetto ai Paesi che praticano prevalentemente l'allevamento estensivo (le emissioni di gas ad effetto serra in Italia direttamente collegabili al tutto il settore zootecnico sono il 3,55% delle emissioni globali).

Per quanto riguarda il capitolo dei pagamenti diretti la filiera della carne bovina chiede:

  • un'adeguata fase transitoria prima di implementare il nuovo tipo di sostegno;
  • un ampio margine di flessibilità a ogni Stato membro per gestire questa fase di transizione;
  • un'applicazione graduale del nuovo sistema (maggiore che negli altri settori), come strumento tecnico per mantenere il più a lungo possibile l'attuale intensità di aiuto con una soglia di diminuzione prefissata al di sotto della quale non scendere;
  • che nel nuovo sistema di pagamento si tenga in considerazione anche la specificità dell'allevamento bovino specializzato da carne utilizzando, per le aziende che hanno poca superficie, il calcolo degli aiuti legato alla consistenza del bestiame e al mantenimento dell'attività di allevamento;
  • aiuti aggiuntivi collegati agli allevamenti collocati nelle aree svantaggiate e a vincoli di produzione;
  • che non venga introdotto un tetto massimo aziendale per gli aiuti Pac.

Sono questi i punti critici sui quali gli operatori del settore vogliono sensibilizzare le istituzioni Comunitarie e Nazionali in questa delicata fase dell'elaborazione dei testi legislativi che a ottobre daranno forma alle proposte della Commissione.

L'alternativa è il drastico ridimensionamento produttivo del settore bovino, che arriva a questo cruciale appuntamento fiaccato economicamente dalla riduzione dei consumi e dall'aumento dei costi di produzione legati all'impennata delle materie prime. Gli anni dei surplus sono ormai lontani, il patrimonio zootecnico dei maggiori produttori è sensibilmente sceso e l'Europa è diventata deficitaria dell'8% rispetto al proprio fabbisogno.

Particolarmente difficile la situazione in Italia, dove il tasso di autosufficienza, attualmente stimato intorno al 50-55%, è senza un adeguato sostegno comunitario rischia di crollare sotto la soglia del 30%. Con un inevitabile pesante impatto economico in termini di valore e di occupazione (con 6 miliardi di fatturato alla produzione, la carne bovina occupa il 5° posto nell'ambito dell'industria agroalimentare).

Un vuoto che sarebbe riempito da un massiccio ricorso delle importazioni dai Paesi extra-Ue, ponendo così un problema sia di "food security", intesa come sicurezza degli approvvigionamenti, sia di food safety, come tutela della salute dei consumatori. Mentre sul fronte ambientale l'aumento delle importazioni comporterebbe un effetto di spostamento delle emissioni (carbon leakage) da una Paese ad un altro, senza alcun effetto positivo nè sui redditi degli agricoltori nè sulle emissioni di gas serra. Esattamente l'opposto rispetto agli obiettivi e alle priorità che sono stati posti alla base della nuova riforma Pac.