Arriva in Italia Maraviroc, una nuova arma terapeutica per pazienti con HIV

Maraviroc è il capostipite di una nuova classe di farmaci a somministrazione orale, gli inibitori dell'ingresso

Milano, 22 aprile 2008 - Chiudere la porta in faccia all'HIV-1, impedendogli di entrare nella cellula. È la strategia di maraviroc (nome commerciale Celsentri), un antagonista del CCR5, il primo inibitore orale dell'ingresso - sviluppato dopo più di 10 anni dall'ultimo trattamento innovativo a somministrazione orale in questo campo - e adesso approdato anche in Italia. Maraviroc, presentato oggi nel corso di una conferenza stampa, in combinazione con altri farmaci antiretrovirali, è indicato in pazienti adulti già sottoposti a precedenti trattamenti, in cui sia rilevabile il virus CCR5-tropico.

Scoperto e sviluppato dai ricercatori Pfizer del centro di ricerche di Sandwich in Gran Bretagna, maraviroc ha un meccanismo d'azione completamente diverso dagli altri farmaci antiretrovirali finora impiegati: invece di attaccare l'HIV-1 all'interno delle cellule, impedisce l'entrata del virus nelle cellule stesse, bloccando la principale porta di ingresso, il co-recettore CCR5. Si è visto, infatti, che per entrare nella cellula, l'HIV-1 utilizza principalmente due co-recettori, il CCR5 e i CXCR4. La capacità del virus ad utilizzare l'uno o l'altro, o entrambi, viene definita tropismo virale.

Per determinare il tipo di tropismo è necessario eseguire un test diagnostico specifico, il Trofile. I pazienti possono rivolgersi al centro ospedaliero presso cui sono in cura e, di concerto con il proprio medico curante, inviare un campione di sangue alla sede della Monogram Biosciences a San Francisco, in California, dove verrà eseguito il test, al momento l'unico validato. "Il maraviroc è tra i primi esempi di trattamento personalizzato" afferma Giorgio Ghignoni, direttore del Public Affairs di Pfizer Italia. "Il test Trofile ci permette di individuare a-priori i pazienti che risponderanno alla terapia, con ovvie implicazioni positive in termini di sostenibilità economica per il Servizio Sanitario Nazionale".

"Con maraviroc abbiamo uno strumento innovativo per combattere l'HIV nei pazienti con virus a tropismo R5. Impedire al virus di entrare, infatti, vuol dire bloccare a monte i meccanismi di replicazione del virus", spiega Adriano Lazzarin, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive IRCCS San Raffaele."Gli altri farmaci agiscono quando l'HIV è già entrato nella cellula e probabilmente ha già provocato alcuni danni. Con maraviroc, questa eventualità è esclusa a priori".

Due studi randomizzati in doppio cieco, MOTIVATE 1 e MOTIVATE 2, hanno messo in evidenza che maraviroc, insieme alla terapia di background ottimizzata (OBT), ha determinato una riduzione della carica virale statisticamente maggiore di quanto è in grado di fare la terapia con OBT + placebo.

Maraviroc è un farmaco innovativo e sinergico, nel senso che può essere prescritto con approccio ampio e differenziato, in associazione a diversi farmaci che bloccano la replicazione virale. "Oggi abbiamo a nostra disposizione molte molecole, ma tutte appartenenti a un numero limitato di classi. A queste, fortunatamente, se ne stanno aggiungendo altre", afferma Mauro Moroni, direttore Clinica di Malattie Infettive dell'Università degli Studi dì Milano. "L'HIV non è più una condanna ineluttabile, tuttavia i problemi che rimangono da affrontare sono ancora molti. Il primo è legato al fatto che la terapia non eradica il virus, ma cronicizza la malattia".

Nonostante i progressi farmacologici, si registrano a tutt'oggi un'elevata percentuale di coloro che abbandonano la terapia, a causa degli effetti collaterali, e l'emergere del problema delle resistenze ai farmaci. "Si calcola che, in Italia, il 10-15 per cento delle persone in terapia antiretrovirale sia resistente a tutte e tre le classi di farmaci attualmente in uso. Purtroppo è un problema che non si può superare, in quanto l'HIV è un virus molto abile," aggiunge Giampiero Carosi, direttore Malattie Infettive Tropicali Università degli Studi di Brescia. "Tuttavia, se si segue una terapia appropriata fin dall'inizio e si attua un controllo sistematico del paziente, l'insorgere delle resistenze può essere rimandato nel tempo."