Presentata la prima indagine nazionale promossa e condotta da Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) sui disagi e i bisogni dei pazienti seguiti in day hospital oncologico.

Emerge un'eccellenza nel rispetto del paziente come persona, ma anche importanti bisogni nell'area emozionale, sia sul fronte di una maggiore condivisione dei momenti di difficoltà, che dal punto di vista del supporto professionale da parte di psicol



Roma, 4 maggio 2006.  Dai risultati di un'indagine qualitativa su pazienti italiani in day hospital oncologico,  per la  rilevazione dei loro disagi e bisogni - promossa e condotta dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (Cipomo) e sostenuta da Pfizer - emerge un giudizio di eccellenza del paziente sull'assistenza ricevuta, la fiducia del day hospital e la percezione del rispetto della persona, mentre risultano aree da migliorare, anche se ricevono comunque una valutazione di ampia sufficienza, la condivisione emozionale con l'oncologo e la presenza dello psicologo nella struttura.

L'indagine è basata sulle risposte a questionari ad hoc inviati a un campione di 7037 pazienti curati in day hospital da più di 12 mesi (51,4 per cento femmine 39,8 per cento maschi dai 18 anni in su) di 86 oncologie mediche italiane su tutto il territorio nazionale. Lo scopo dell'indagine era quello di acquisire informazioni sui bisogni dei pazienti oncologici in diverse aree (confort, raggiungibilità territoriale, comunicazione medico-paziente, ascolto medico-paziente, ascolto infermiere-paziente, collaborazione fra medici e infermieri, presenza dello psicologo, privacy, emozioni dei pazienti, rispetto, fiducia, soddisfazione, tempi di attesa e  spese sostenute)  per favorire e migliorare la loro qualità di vita all'interno della struttura sanitaria, attraverso la relazione umana, fatta di comunicazione, ascolto, condivisione e sostegno psicologico.
I risultati dell'indagine mirano anche a dare la possibilità di riflettere, in ogni struttura su quali siano i punti di criticità e/o di eccellenza nell'assistenza prestata secondo la voce dei pazienti,  oltre a mettere in luce quali aree potrebbero essere approfondite, con analisi e studi successivi

Dai risultati, valutati in una scala che va da 1 (insufficiente) a 5 (eccellente), emerge che i 7037 pazienti danno, nel complesso, giudizi piuttosto buoni sull'assistenza ricevuta in day hospital. Più nello specifico, i pazienti giudicano eccellente e si dicono molto soddisfatti dell'assistenza ricevuta in day hospital, di avere molta fiducia  in  questa struttura e di sentirsi molto rispettati come persone. Anche per i tempi di attesa i pazienti affermano di essere soddisfatti. In particolare, le donne più degli uomini sono soddisfatte soprattutto dei tempi di attesa per eseguire le terapie, più brevi rispetto ai  quelli per di esami e visite.
La comunicazione con l'oncologo della struttura è, per i pazienti intervistati, molto chiara e comprensibile (indicano eccellente) e si sentono molto ascoltati in particolare dal personale infermieristico.

Tuttavia, dalle risposte dei pazienti emergono aree che vanno migliorate come quella dell'accessibilità e del confort che, nel punteggio dato, raggiunge solo la sufficienza: sale d'attesa e di terapia, letti e poltrone dedicati alle cure sono per i pazienti poco più di sufficientemente confortevoli.
Un tema delicato è il coinvolgimento del paziente nelle decisioni terapeutiche e diagnostiche sulla malattia: solo il 49,8 per cento dei pazienti si sente coinvolto dai medici in maniera eccellente nelle decisioni terapeutiche e diagnostiche.
Un risvolto critico è invece rappresentato dall'area emozionale, in cui la condivisione con l'oncologo dei momenti di ansia, paura, angoscia e depressione emerge come punto di miglioramento. Più del 70% dei pazienti afferma infatti di aver sofferto di questi disagi nel corso della malattia, ma solo il 36% è seguito da uno psicologo nella struttura. La presenza dello psicologo per superare i momenti difficili appare dunque un elemento importante, soprattutto per le donne, e rappresenta ai fini dell'indagine un punto migliorabile.

"L'indagine rappresenta - osserva il professor Guido Tuveri presidente di Cipomo - un  contributo sulla capacità di azione e potenzialità del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri ed un primo passo verso la volontà di sviluppare un'attenzione olistica sempre più rivolta non solo alla malattia, ma alla persona malata, sulla struttura e sulla qualità dei servizi".
"Nonostante i buoni risultati che emergono dall'indagine -
prosegue il dottor Sergio Crispino direttore dipartimento oncologico Siena e coordinatore dell'indagine - per il futuro c'è ancora molto da fare perchè l'assistenza al paziente oncologico passi da una valutazione sufficiente ad una eccellente. Sarà di rilevante importanza  potenziare la collaborazione fra medici e infermieri e la capacità di ascolto da parte degli oncologi, la formazione degli operatori sanitari, la gestione dei vissuti emotivi dei pazienti, il potenziamento del ruolo e della competenza dello psicologo nel day hospital e la creazione di una relazione per coinvolgere attivamente il paziente nelle decisioni terapeutiche".

Maria Pia Ruffilli, direttore esecutivo politiche sanitarie nazionali e regionali Pfizer Italia, afferma a proposito della collaborazione con CIPOMO: "Centralità del paziente, paziente come persona ed ascolto dei suoi bisogni: da questi concetti nasce la volontà di Pfizer di impegnarsi, oltre che con la ricerca e la produzione di farmaci innovativi, in progetti di collaborazione con coloro che operano nell'assistenza, nella cura e nella prevenzione, con l'obiettivo di migliorare la qualità della salute e della vita dei pazienti. Anche e soprattutto nell'area oncologica esistono infatti dei bisogni del paziente che esulano dal puro concetto di guarigione: la comprensione anche delle istanze psicologiche del soggetto e l'intensità del rapporto medico-paziente sono fattori fondamentali per la volontà e la determinazione a affrontare la malattia"  


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