Indagine SIA: gli uomini italiani soffrono di disagio sessuale

Dagli andrologi un nuovo identikit dei disturbi erettili



Milano, 25 gennaio 2006 - Il 30% degli uomini che si rivolgono all'andrologo oggi soffre di disagio sessuale. Questo dato emerge dall'indagine conoscitiva che la Società Italiana di Andrologia (SIA) ha svolto presso gli andrologi italiani e che è stata la base per delineare la prima Consensus Conference sull'argomento. L'obiettivo del documento è dare una definizione condivisa di disagio sessuale e identificarne i sintomi, allargando l'ambito di intervento dell'andrologo.

"Il disagio sessuale è uno stato di malessere psicologico, non a carattere transitorio,  che può derivare da problemi legati alla funzione sessuale, che però non si identificano necessariamente con la disfunzione erettile" spiega il prof. Vincenzo Gentile, presidente della SIA, "Quello che accomuna gli uomini che ne soffrono è il desiderio di superare il disagio per vivere finalmente una sessualità ricca di valore, cioè soddisfacente e completa in ogni suo aspetto." continua Gentile "Questi uomini denunciano sintomi difficili da riconoscere, non codificabili in una particolare categoria clinica, e ai quali non sanno dare un nome."

Quali sono i sintomi più frequenti di disagio sessuale riscontrati dagli andrologi SIA?
  • Nel 52% dei casi la scarsa risposta erettile a stimoli sessuali extracoitali: Questi sintomi sono più legati alla sfera emotivo - psicologica dell'esperienza sessuale. 
  • Nel 40% dei casi esaminati l'assenza dell'attività erettile spontanea. 
  • Nel 38% dei casi il  prolungamento del periodo refrattario, cioè la durata dell'intervallo che intercorre fisiologicamente tra un rapporto e l'altro per avere una risposta alla stimolazione sessuale.


"Il disagio sessuale può trarre origine sia da disfunzioni organiche sia da fattori psicologici,e innesca un circolo vizioso dove lo spettro più insistente è il timore dell'insuccesso. Quando questo accade l'uomo vive la sua condizione con profondo senso di inadeguatezza psicologica" sottolinea il dott. Bruno Giammusso, segretario SIA e responsabile Servizio di Andrologia Chirurgica, Clinica Urologica, Università di Catania "Nel mio studio capitano pazienti con sintomi che se non sono tempestivamente trattati possono col tempo portare dal disagio sessuale alla disfunzione erettile classica. Un farmaco proerettile, tipo Viagra, può curare non solo i sintomi del disagio, ma prevenire la sua temuta evoluzione in disfunzione erettile." Conclude Giammusso.

In questo quadro la relazione che l'andrologo instaura con il paziente è centrale per l'identificazione del percorso terapeutico appropriato; la terapia tutorata è un tema  importante  nella Consensus.
La somministrazione di inibitori della fosfodiesterasi 5, sottolinea la SIA, spetta al medico, che condivide con il paziente e con la coppia, le scelte relative alla prescrizione del farmaco, personalizzandone modalità di somministrazione e assunzione. La terapia tutorata ha una durata definita nel tempo: il medico concorda con il paziente l'impiego del farmaco per il periodo necessario alla risoluzione del problema specifico.

"La richiesta di un farmaco proviene talvolta da soggetti sani e consapevoli di esserlo, che non vivono alcun disagio per la propria funzione sessuale ma sono interessati ad una "superprestazione" spiega Bruno Giammusso "Si tratta di un segmento di popolazione quantificato dagli andrologi coinvolti nell'indagine in circa il 9% delle richieste complessive. Questi uomini si rivolgono ai centri di andrologia sulla base di preconcetti distorti della sessualità, vista come esibizione di virilità o come "attività agonistica". Sono richieste atipiche, così come definite dal documento di Consensus del progetto."

Di fronte alle richieste atipiche la Consensus sottolinea l'importanza di un counseling destinato a  fornire al paziente le giuste informazioni e a rassicurarlo su eventuali pregiudizi infondati.

E l'universo femminile come si rapporta al disagio sessuale maschile e alle terapie possibili?
"C'è un tipo di donna che si dimostra complice del proprio compagno nell'affrontare il disagio sessuale. E' rassicurante e coinvolta, ed è dalla parte del compagno sul piano emotivo e cognitivo. Sente che attraverso il miglioramento delle performances del compagno può rinnovare la loro intimità e rivitalizzare anche se stessa." Spiega Rossella Nappi, ginecologa, ricercatrice dell'Università di Pavia "Affrontare il disagio sessuale in coppia è espressione di una vera relazione. Per questo è necessario un linguaggio della sessualità. Le parole per dare voce al disagio devono essere suggerite all'uomo e alla donna dai medici innanzitutto. Si evita così una situazione che facilita l'evoluzione del disagio in disfunzione." Conclude Nappi.


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