Emergenza nella prevenzione cardiovascolare: italiani a rischio, popolo di ingenui?Il progetto Pfizer Cardio 360°


Un quarto della popolazione italiana è affetto da almeno un fattore di rischio cardiovascolare. Solo in pochi, però, hanno consapevolezza di come questi fattori, sommandosi tra loro, moltiplicano la probabilità di patologie gravi.
L'impegno di Pfizer a far emergere la necessità di un approccio integrato al paziente e l'importanza della prevenzione, del trattamento e dell'informazione nel Progetto Pfizer Cardio 360 gradi.


ROMA, 23 maggio 2006.  Un italiano su quattro è affetto da almeno un fattore di rischio cardiovascolare. Di questo 25 per cento, ben 35 pazienti su cento ignorano che, a lungo andare, questi fattori di rischio, se non curati, possono dare origine a malattie gravi. E' quanto risulta della prima ricerca Pfizer Cardio 360? - Gfk Eurisko, presentata oggi a Roma e che ha coinvolto 20.000 adulti per fotografare la popolazione italiana a rischio cardiovascolare e valutare la conoscenza del rischio e dei comportamenti di prevenzione e cura.
In particolare, 1 ipercolesterolemico su 3 e quasi 1 iperteso su 2 non sa di essere a rischio. Inoltre, la metà dei pazienti affetti da ipercolesterolemia o ipertensione, pur essendo soggetti a rischio, non ha mai sentito parlare o non sa citare i fattori di rischio cardiovascolare, neanche quelli che gli sono stati diagnosticati.
"E' preoccupante come dall'indagine emerga una notevole difficoltà a riconoscere anche il proprio rischio cardiovascolare - afferma Isabella Cecchini, del Dipartimento Salute di GfK Eurisko. Solo il 50 per cento del campione intervistato conosce e sa citare almeno uno dei fattori di rischio cardiovascolare. La mancanza di consapevolezza sale al Sud al 52 per cento, nei pazienti di oltre 64 anni al 60 per cento e nelle donne al 52 per cento".

Tra i soggetti meno consapevoli emergono le donne sopra i 64 anni, delle fasce meno istruite e del Sud. "Nello scenario cardiovascolare, la situazione della donna rappresenta un campanello di allarme", sottolinea Maria Grazia Modena, Presidente SIC, Società Italiana di Cardiologia. "La donna va dal ginecologo, fa i controlli per il tumore al seno, ma le altre patologie sembrano scomparire dal suo schermo del rischio. Eppure, oggi sappiamo che alla donna in menopausa viene a mancare il potere cardioprotettivo degli estrogeni, fenomeno che la espone ad un rischio cardiovascolare tre volte maggiore rispetto a quello oncologico".

Accanto al quadro preoccupante della non consapevolezza del rischio cardiovascolare, emerge anche un modello di prevenzione ancora molto debole: 1 persona su 3 non ha mai sentito parlare di prevenzione cardiovascolare. Tra coloro che ne hanno sentito parlare, la prevenzione si ricollega essenzialmente allo stile di vita: il 57 per cento indica la dieta, il 45 il movimento e il 25 il non fumare. Solo il 3 per cento cita i farmaci o andare dal medico come fattore importante legato alla prevenzione.

"Farmaco e corrette abitudini devono poter coesistere in una simmetria virtuosa, - spiega Mario Falconi, Segretario Generale Nazionale FIMMG, Federazione Italiana dei Medici di Famiglia - che il medico ha il compito di mettere a punto insieme alla persona e a vantaggio di questa. Il farmaco non deve mai, infatti, diventare la scorciatoia per evitare di rivedere le abitudini scorrette, così come non è possibile delegare completamente la propria salute alle sole abitudini di vita, per quanto equilibrate e corrette".
"Disponiamo oggi di risorse farmacologiche eccezionali, esaustive al punto tale che da anni non ne vengono immesse di nuove sul mercato - precisa Maria Grazia Modena - ed abbiamo anche chiaro come usare al meglio questi farmaci: specializzando la terapia, disegnando cioè sul paziente il suo trattamento farmacologico, specifico, perchè ogni paziente è diverso da un altro."

Dalla Ricerca, "separazione delle carriere" tra le figure di riferimento per la salute del cuore agli occhi del cittadino.  Il medico di famiglia si conferma punto di riferimento: diagnostica l'ipercolesterolemia nell' 82 per cento dei casi e l'ipertensione nel 70 per cento. Il medico specialista ha invece un ruolo più marcato nei confronti dell'ipertensione, rispetto all'ipercolesterolemia (29 per cento di diagnosi contro il 17 per cento).
Una dispersione di energia che anche la classe medica, e non solo, è da tempo impegnata a superare: "Occorre lavorare perchè la 'staffetta' specialista-medico di famiglia-popolazione operi al meglio per informare ed educare, ancora prima che curare - afferma Maria Grazia Modena. In un sistema salute che guarda sempre più al fattore economico come unico criterio premiante della scelta terapeutica, questo sguardo a 360 gradi consente, inoltre, di risparmiare sui farmaci e utilizzare meglio e con maggiore efficienza tutte le risorse che la medicina può mettere oggi in campo a vantaggio della salute".
"La consapevolezza dell'approccio a 360 gradi è senz'altro patrimonio del medico di famiglia - conferma anche Mario Falconi. Credo che il passo ulteriore sia nell'educare la classe medica ad una medicina di iniziativa, piuttosto che aspettare l'insorgenza del disturbo. Come dire, arrivare quasi prima della prevenzione, mettendo a punto un percorso che porti in tempo sulla strada giusta."
Un percorso vincente confermato anche da chi, da sempre, fa della centralità del paziente la sua ragione d'esistere:"Considerare la cultura della prevenzione a 360 gradi vuol dire tenere conto di quanto CO.N.A.Cuore, l'organizzazione dei pazienti, suggerisce e sollecita al fine di informare e coinvolgere la popolazione ed i pazienti, in un discorso culturale ed educativo permanente, finalizzato a far conoscere, per tempo, i fattori di rischio che sono alla base della patologia cardiovascolare" conclude Antonio Rossi, Consigliere Nazionale CO.N.A.Cuore, che oggi sostituisce il Presidente Spinella.

L'informazione resta dunque basilare per sviluppare l'attitudine alla prevenzione nei confronti delle malattie cardiovascolari ed evitare, ogni anno, un gran numero di decessi e infermità. In quest'ambito, si inserisce il progetto Cardio 360? di Pfizer, "Un progetto integrato - sottolinea Maria Pia Ruffilli, Direttore Politiche Sanitarie Nazionali e Regionali di Pfizer Italia - di formazione, informazione e prevenzione sulle malattie cardiovascolari. Nasce dall'impegno e dalla volontà di Pfizer di contribuire a migliorare la qualità della salute e quella della vita delle persone. Ha l'obiettivo di promuovere il dibattito sul miglior approccio alla prevenzione ed alla cura delle malattie cardiovascolari ed offrire alla popolazione ed ai pazienti iniziative concrete in risposta ai loro bisogni. Cardio 360? rientra nell'impegno di Pfizer a 'Costruire Salute' che sintetizza la volontà dell'Azienda di integrare il contributo attivo del farmaco con progetti che contribuiscano a "costruire" una via migliore".