Emergenza nella prevenzione cardiovascolare: italiani a rischio, popolo di ingenui? La Ricerca Pfizer Cardio 360° - GfK Eurisko


Un quarto della popolazione adulta italiana è affetto da almeno un fattore di rischio tra ipertensione e ipercolesterolemia. Solo in pochi però hanno consapevolezza di come questi fattori, anche sommandosi tra loro, moltiplicano la probabilità di patologie cardiovascolare. E' quanto emerge dalla Prima Ricerca Pfizer Cardio 360? - Gfk Eurisko, condotta su un campione di 20.000 italiani.

Roma, 23 maggio 2006. Secondo i dati della I? Ricerca Pfizer Cardio 360? -  GfK Eurisko, un italiano su quattro è affetto da almeno un fattore di rischio tra ipertensione e ipercolesterolemia. La percentuale cresce rapidamente con l'aumentare dell'età (33 per cento dopo i 35 anni, 44 per cento tra i 55 e i 64 e fino al 51 per cento oltre i 64 anni). Il fenomeno è ancora più grave tra le donne, che rappresentano il 57 per cento del totale dei pazienti.

Una situazione ancora più allarmante se si considera che è la popolazione a rischio a stentare nel riconoscere il pericolo: 1 ipercolesterolemico su 3 e quasi 1 iperteso su 2 non sa di essere a rischio e il 35% del campione ignora che l'ipertensione e il colesterolo, se non curati, possono dare origine a malattie cardiovascolari quali infarto, ictus, aterosclerosi, diabete, malattie cardiache e malattie cardiocircolatorie. Il 50% del campione, inoltre, pur essendo soggetto a rischio, non ha mai sentito parlare o non sa citare alcun fattore di rischio cardiovascolare. Neanche il proprio.

"Questa difficoltà a riconoscere il proprio rischio cardiovascolare è preoccupante - afferma Isabella Cecchini, del Dipartimento Salute di GfK Eurisko - perchè vuol dire che, malgrado tutto gli sforzi di educazione alla salute, stenta a passare l'importanza dell'approccio globale alle malattie cerebrovascolari.  Solo il 50 per cento del campione intervistato conosce e sa citare almeno uno dei fattori di rischio cardiovascolare e una bassissima percentuale di sofferenti appare consapevole delle conseguenze della propria patologia: per esempio, solo il 14 per cento degli ipercolesterolemici cita il proprio stato come fattore di rischio cardiovascolare e la percentuale scende addirittura al 9 per cento nel caso dell'ipertensione".

"La conoscenza dei fattori di rischio - prosegue Cecchini - è estremamente frammentata: i più citati sono il fumo, 15 per cento, l'infarto, 13 per cento, il colesterolo, 11 per cento, l'ipertensione, 10 per cento e l'alimentazione scorretta 10 per cento".

Anche in tema di prevenzione, il modello è ancora debole: 1 intervistato su 3 non ha mai sentito parlare di prevenzione cardiovascolare. Anche in questo caso, sono le donne a risultare meno consapevoli, insieme ai giovanissimi e alle fasce anziane. Dalla ricerca, emerge una diffusa, anche se generica conoscenza della prevenzione legata allo stile di vita: come fattore di prevenzione, il 57 per cento indica la dieta, il 45 il movimento e il 25 il non fumare. Solo il 3 per cento degli intervistati cita i farmaci o andare dal medico come fattore di prevenzione.

Forte il ruolo riconosciuto ai media per tenere alta l'attenzione sulla salute, soprattutto TV e Radio, nel 59% dei casi, seguiti dalla stampa, nel 41%, anche se l'ultima parola spetta sempre al medico. E' quello di famiglia a rivestire un ruolo centrale nella diagnosi di ipercolesterolemia (diagnosticata nell'82% dei casi) e di ipertensione (70% dei casi), mentre lo specialista sembra avere un ruolo più marcato nell'ipertensione rispetto all'ipercolesterolemia (29 per cento di diagnosi contro il 17 per cento).

Diagnosi e trattamento di ipertensione e ipercolesterolemia. Differenze significative sembrano emergere anche in merito al consulto medico: le donne si rivolgono prevalentemente al medico di medicina generale (85 per cento per l'ipercolesterolemia e 72 per cento per l'ipertensione), mentre la popolazione maschile si affida maggiormente alla diagnosi dello specialista (22 per cento per l'ipercolesterolemia e 33 per cento per l'ipertensione).

In relazione alla diagnosi, alti livelli di colesterolo vengono spesso evidenziati per caso, attraverso esami di routine (73 per cento), mentre per l'ipertensione, in quasi la metà dei casi (45 per cento), è la sintomatologia che conduce il paziente a rivolgersi al medico, anche se nel 37 per cento si scopre casualmente nel corso di una visita di controllo. Difficilmente, dunque, i due fattori di rischio vengono messi in collegamento.

Nel caso di alti livelli di colesterolo, il medico suggerisce una ricetta dove farmaci e regole di vita si integrano, anche se sono queste ultime, e soprattutto alimentazione e movimento (75 per cento) ad essere preferite. Più della metà dei pazienti non viene curato con farmaci (56 per cento) e quelli in cura con terapia farmacologica sono per lo più anziani (la percentuale dei trattati sale dal 44 al 61 per cento dopo i 64 anni), mentre ai giovani (per i quali l'incidenza di uno dei due fattori di rischio è del 4 per cento tra i 18 e i 34 anni) vengono prevalentemente prescritti solo comportamenti più sani (tra i 18 e i 34 anni la percentuale dei giovani a cui vengono indicate regole salutistiche sale dal 75 all'89 per cento). Per l'ipertensione il farmaco è invece elettivo: viene prescritto nel 91 per cento dei casi e nella metà vengono associate anche regole di vita che, come per l'ipercolesterolemia, riguardano alimentazione e movimento. Anche in questo caso, la percentuale alla quale viene prescritto il farmaco sale oltre i 64 anni (96 per cento), mentre tra i 18 e i 34 anni aumenta il numero dei pazienti ai quali vengono indicate regole di vita più salutistiche (dal 47 al 62 per cento).

Riguardo all'adesione alla terapia (compliance), i dati sono molto confortanti ma è importante sottolineare come questo dato si riferisca alla percezione e alle dichiarazioni del paziente intervistato e non a una verifica della reale compliance.

La quasi totalità dei pazienti ipertesi (97 per cento) prende regolarmente i farmaci prescritti dal medico, mentre in quelli sofferenti di ipercolesterolemia la percentuale scende di ben 10 punti. La stessa differenza si osserva anche nei comportamenti relativi al controllo dei valori, elemento fondamentale per la prevenzione e la cura del paziente: l'86 per cento degli ipertesi effettua regolarmente le misurazioni e solo il 77 per cento degli ipercolesterolemici si controlla regolarmente.

E' interessante, a questo proposito, il dato sui giovani tra i 18 e i 34 anni: rispetto alla popolazione più matura, oltre ad essere meno frequentemente trattati con terapia farmacologica, i giovani che soffrono di ipercolesterolemia o ipertensione tendono a seguire meno fedelmente le prescrizioni del medico sia per quanto riguarda lo stile di vita (la percentuale di persone che non segue le regole indicate sale dal 20 al 26 per cento per l'ipercolesterolemia e addirittura dal 14 al 32 per cento per l'ipertensione), sia nell'assunzione dei farmaci (tra i sofferenti di ipercolesterolemia il 19 per cento dei pazienti in questa fascia d'età trasgredisce le prescrizioni, rispetto ad una media del 13 per cento; tra gli ipertesi la percentuale di chi non si cura sale dal 3 della media dei pazienti al 9 per cento), sia per i controlli:  tra i 18 e i 34 anni, il 40 per cento della popolazione sofferente di ipercolesterolemia non effettua regolari misurazioni (verso il 23 per cento del totale dei sofferenti). Allo stesso modo, gli ipertesi nella stessa fascia d'età, nel 32 per cento dei casi, non si sottopongono ad alcun controllo (verso il 13 per cento del totale dei sofferenti).

L'informazione resta dunque basilare per sviluppare un'attitudine preventiva nei confronti delle malattie cardiovascolari ed evitare ogni anno un gran numero di decessi e di infermità. In questo contesto, si inserisce il Progetto Cardio 360? di Pfizer, il cui spirito è la promozione di iniziative di informazione e formazione, nonchè di creare un dibattito sul migliore approccio alla prevenzione e alla cura delle malattie cardiovascolari.