Il medico, da sacerdote infallibile a imputato: l'evoluzione del rapporto con il paziente
Come e perchè è cambiato il rapporto tra medico e paziente, che da relazione esclusivamente fiduciaria tra un soggetto passivo e uno attivo si è trasformata in una relazione di prevalente concertazione delle decisioni fondate su informazioni provenienti da più fonti
di Giacomo Milillo Sono passati secoli, millenni addirittura, da quando il medico veniva considerato infallibile, da quando era un sacerdote ispirato dalla divinità. Non lo è più. Meglio così, non lo era allora e, ovviamente, non lo è adesso. Nel trascorrere del tempo, la sua figura si è profondamente trasformata nell'immaginario collettivo, fino a oggi che... Già: che? Appena qualche decennio fa si potevano ancora avve rtire i residui di quella storica sacralità, ancora si riteneva non solo che il medico fosse pressochè infallibile, ma che fosse il solo depositario della potestà di vita o di morte della persona malata. La sua scienza era (più o meno) benevolmente elargita al paziente e costui accettava senza fiatare le sue "sentenze". Le cose sono radicalmente cambiate nel volgere di pochi decenni: la fede nell'infallibilità del medico si è rapidamente trasformata in pretesa; sempre più spesso registriamo nei confronti dei medici atteggiamenti pretestuosamente rivendicativi da parte dei pazienti e pregiudizialmente persecutori da parte di alcuni magistrati. Insomma, da un eccesso si è passati a un altro , opposto, che non può non ave re importanti conseguenze. Come per esempio il forte disagio, uno tra i più sentiti e diffusi, che affligge la nostra professione e la spinge sempre più verso comportamenti difensivi che rischiano di compromettere il principio di beneficio per il paziente che deve sempre ispirare l'attività del medico. La pubblica denuncia del problema degli errori medici e delle sue conseguenze negative, soprattutto per la salute dei cittadini, è stata ripro posta anche recentemente con presunte notizie riferite dai media. Ma non ha portato finora a un miglioramento apprezzabile e generalizzato della situazione. Anzi, tutt'altro. Lo sfogo e la denuncia sono momenti importanti, ma se non si raggiunge una omogenea consapevolezza della questione restano improduttivi. Sa rebbe dunque necessario individuare le strategie per una soluzione, strategie che comportino azioni ed effetti concreti e positivi. Per farlo è indispensabile chiedersi e soprattutto rispondere correttamente come e perchè è cambiato il rapporto tra medico e paziente, che da relazione esclusivamente fiduciaria tra un soggetto passivo e uno attivo si è trasformata in una relazione di prevalente concertazione delle decisioni fondate su informazioni provenienti da più fonti, condizionate da vincoli estranei ai due soggetti, nella quale la fiducia nel medico costituisce un fattore di orientamento e non di passiva accettazione. Il medico, insomma, sta sempre più diventando il "consulente" del cittadino sempre più informato (o sedicente tale...) che vuole giustamente essere il principale protagonista delle scelte che riguardano la sua salute e la sua vita. Per fare questo, per essere davvero i suoi "consulenti" privilegiati, dobbiamo convincerci della necessità di dedicare al nostro assistito più attenzione, più tempo. Più "cura". È finito il tempo del paternalismo di non molti anni fa e, tanto più, quello dell'arroganza del potere che deriva dalla conoscenza. Il medico moderno non può non deve liquidare il suo paziente con una ricetta e una pacca sulla spalla dicendogli soltanto: " Si fidi". Coloro che non comprenderanno rapidamente questi concetti e non si adegueranno tempestivamente al cambiamento sono destinati a subire le conseguenze della loro inadeguatezza ai tempi che mutano. Denunce dei cittadini comprese. D'altra parte noi medici dobbiamo adoperarc i affinchè cittadini e magistrati diventino anch'essi consapevoli che la nostra presunta infallibilità è un mito superato ormai da tempo e che la crescente complessità della scienza e della pratica rendono invece più facile l'errore, non solo quello attribuibile al singolo professionista ma anche quello legato a difetti dell'organizzazione del lavoro. E dobbiamo comprendere il punto di vista del cittadino per poter discriminare fra atteggiamenti strumentali e atteggiamenti assunti in buona fede e promuovere quindi un'adeguata formazione e informazione del cittadino stesso. Naturalmente è legittimo che quest'ultimo abbia la possibilità di esporre i suoi dubbi sull'operato del medico affinchè il danno eventualmente provocato da un errore professionale possa essere risarcito da un efficace sistema di indennizzo, ma ciò non può tradursi nell'esporre il medico alla gogna mediatica e penale. Formazione e informazione di medici e di pazienti, dunque, ma anche realizzazione delle condizioni per ridurre quanto più possibile le conseguenze di errori e malfunzionamenti e, infine, individuazione degli strumenti utili a prevenire ovvero a risolvere i contrasti in maniera soddisfacente per tutti. Sia il medico sia il cittadino hanno interesse che diritti e responsabilità siano esattamente valutate e non strumentalizzate. Ma è un paradossale rapporto tra causa ed effetto: da una parte l'instaurarsi di una corretta relazione di fiducia reciproca tra il cittadino e il suo medico è la premessa migliore per evitare o almeno limitare le conflittualità, anche d' ordine giudiziario; dall'altra parte le conflittualità, soprattutto se sollevate artatamente, non giovano certo a un sereno rapporto tra medico e paziente. Sta a tutti noi e a ciascuno di noi trovare la strada giusta per uscire dall'empasse.