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Lo sviluppo passa anche dalla salute

La salute dei singoli è anche un valore sociale ed economico dal quale può dipendere, in ultima analisi, lo stato di salute di un intero sistema o di una collettività

di Luigi Angeletti

La costruzione di una società sempre più moderna ed efficiente che punti al benessere dei singoli e a uno sviluppo condiviso è un obiettivo che riguarda tutti, nessuno escluso. E quando questo ragionamento tocca lo stato sociale e, in particolare, la sanità, il coinvolgimento deve essere, se possibile, ancor più intenso ed esteso. Non sono ragioni esclusivamente solidaristiche a suggerire questa maggiore attenzione: la salute dei singoli è anche un valore sociale ed economico dal quale può dipendere, in ultima analisi, lo stato di salute di un intero sistema o di una collettività. Chi è preposto a questa funzione, dunque, dal punto di vista sia strettamente medico sia amministrativo, ha una enorme responsabilità. Ebbene, il nostro Servizio sanitario nazionale, nonostante sia gravato da frequenti disfunzioni, da una funzionalità non sempre eccellente, da un sistema di risorse mal distribuite e da costi eccessivi, oltrechè da un'incombente processo di privatizzazione, ha una caratteristica di grande pregio, riconosciuta a livello internazionale: l'universalità. In coerenza con i dettami della nostra Costituzione e a differenza di quanto accade in altre regioni del mondo, l' Italia non limita l'assistenza sanitaria alle disponibilità economiche del paziente, ma offre questa tutela al cittadino in ogni momento, senza vincoli assicurativi nè gioghi fiscali. È un punto questo di assoluta modernità e democrazia, da cui non è possibile prescindere se intendiamo davvero far funzionare il Paese e guardare con ottimismo al futuro. Abbiamo bisogno di certezze e di sconfiggere quella sensazione di disagio sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani, che deriva dal venir meno di punti di riferimento consolidati. Il ridimensionamento del welfare genera questa condizione di insicurezza. Radicare il principio dell'universalità del servizio sanitario può contribuire a invertire questa tendenza e a diffondere un clima di fiducia, assolve n d o così anche a una funzione sociale di enorme rilievo. Ma pure per questo motivo è necessario affrontare e risolvere tutte quelle difficoltà a cui si faceva cenno. Perchè il sistema sanitario possa divenire realisticamente un investimento funzionale a una crescita del Paese è indispensabile, quindi, trova re soluzione ad alcune questioni aperte che rischiano di far ammalare la nostra sanità, primo tra tutti il problema dei costi, da un lato, e quello dell'insufficienza delle risorse finanziarie, dall'altro, che rappresentano, a ben vedere, le due facce della stessa medaglia. L'universalità del servizio, lo abbiamo già detto, è un principio indispensabile e irrinunciabile. Ma, al tempo stesso, occorre trovare un meccanismo che consenta di controbilanciare i relativi costi del sistema, anche alla luce delle nuove condizioni demografiche che ci prospettano una popolazione sempre più avanti negli anni, quotidianamente alle prese, dunque, con la cronicità delle malattie che la senilità comporta. Tutto ciò contribuisce ad accre s c e re la necessità di risorse per far fronte alla scelta di tutelare il bene sociale della salute. Si può riuscire nell'intento di contemperare esigenze così apparentemente contrastanti tra loro? Si può uscire, su questi temi, da una logica di gestione ragionieristica? È una scelta politica ma è anche una questione di civiltà quella di assicurare un livello adeguato di assistenza sanitaria; è un compito dell'amministrazione governare il sistema in una logica di efficienza e di produttività. Questa è la strada da percorrere. Oggi, larga parte dei fondi disponibili viene assorbita dall'assistenza ospedaliera, fattore determinante per un sistema sanitario come il nostro, strutturato secondo un paradigma "ospedalecentrico", basato cioè proprio sul ricovero ospedaliero. C'è chi ritiene che la privatizzazione di molti settori del servizio sanitario possa essere una valvola di sfogo ai problemi economici della sanità nazionale; ma a fronte di un controllo dei costi, la privatizzazione può generare, per converso, una proporzionale riduzione anche della qualità dei servizi. Non è questo il modo più adeguato per affrontare la situazione. Sarebbe invece auspicabile destrutturare l'attuale sistema, che prevede cura e assistenza all'ammalato o all'anziano in strutture ospedaliere, per distribuire questi servizi in maniera più estesa e trasversale sul territorio, incentivando un welfare locale. Insomma, favorire forme di "domiciliarizzazione", laddove possibile; aumentare le competenze del medico di famiglia; invogliare l'utenza verso le forme di primo contatto o incentivare soluzioni alternative al ricovero, sono tutte opzioni concrete, queste, che porterebbero a un significativo taglio dei costi, a un utilizzo più responsabile delle risorse e anche, fatto di per sè positivo, a un rapporto tra medico e paziente più solido e cordiale. Su un altro fronte, poi, lo stesso mercato farmaceutico contribuisce, purtroppo, a incrementare la spesa pubblica in questo comparto, anche perchè il prezzo di alcuni medicinali, nonostante l'impegno di alcune aziende, continua a essere ancora alto. A questo proposito, sarebbe particolarmente utile attuare una politica di informazione e promozione dei farmaci generici che hanno scarsa risonanza pubblicitaria ma che hanno prezzi concorrenziali e gli stessi effetti medici di altri più costosi. Un'adeguata campagna informativa, che possa indurre i cittadini alla scelta consapevole dei medicinali generici, guidandoli nell'individuazione del farmaco al di là della "rèclame", potrebbe contribuire a spostare l'asse del mercato e a generare risparmi con ricadute positive per gli utenti e sui costi complessivi del sistema. Dichiarare guerra agli sprechi e ridurre, conseguentemente, i costi del servizio sanitario pubblico non sono i soli obiettivi da perseguire per rilanciare la nostra sanità. Perchè si possa ragionare in termini di inve s t imento per lo Stato e non solo di costi, bisogna intervenire anche sul fronte della prevenzione e del sociale. È necessario, innanzitutto, dare valore alla prevenzione come forma primaria di cura, come parte fondamentale del sistema di tutela della salute. Bisogna investire in questa direzione nella consapevolezza che si spende meno per prevenire piuttosto che per curare. Occorre aver presente, inoltre, che il sistema sanitario, da solo, non ha la forza di fronteggiare tutte quelle situazioni che scaturiscono da condizioni di disagio e povertà, se non con il forte sostegno dell'assistenza sociale. Oggi più di ieri, insomma, la sanità non può essere disgiunta dallo stato sociale. Di ciò siamo obbligati a tener conto se vogliamo farci guidare da un sano realismo e se, su questo terreno, vogliamo ottenere risultati positivi. Pre venzione, universalità della cura, qualità del servizio: è questa la sanità per lo sviluppo, è questa la ricetta della Uil per una sanità proiettata verso il futuro, in grado di contribuire al benessere di ogni singolo cittadino e a una crescita reale e positiva del Paese.



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