basilare della cittadinanza radicata in una comunità, che è un insieme di diritti e di libertà, di uguaglianza e di doveri. Ed è per questo che l'espandersi della pratica della lottizzazione riduce la politica a mera questione di potere, a problema organizzativo, a patto tra consociati, alterando il principio di legalità, determinando, specie nel sistema sanitario, una situazione che richiede misure correttive di grande valore civile e politico. Nell'ottica del cambiamento, la rimodulazione del welfare deve anche affrontare le questioni dell'un iversalismo e dell'eguaglianza in rapporto alle possibili differenze. L'evoluzione del sistema deve essere incentrata sulla persona e riferita alla comunità, per cui le differenze non possono e non debbono aumentare le disuguaglianze e le eterogeneità, che altere rebbero la stessa concezione della tutela. La politica del welfare, infatti, si misura sulla compressione della forbice delle differenze. Quindi l'obiettivo della rimodulazione del sistema sanitario federale deve tendere a superare le disparità, il divario nord-sud, il declino delle strutture e dei servizi del Mezzogiorno, per produrre, in ultima analisi, livelli di salute più omogenei ed equi. Ed è del tutto conseguente che lo sviluppo del federalismo socio-sanitario dipenderà dal finanziamento, dalla capacità delle Regioni di dotarsi di entrate proprie, svincolate dai trasferimenti statali, dalla legislazione e pianificazione regionale, seguendo sentieri sostenibili di differenziazione dal modello originario ed anche di divaricazione compatibile fra le stesse prospettive. La priorità assoluta è rappresentata dalla integrazione socio-sanitaria, con il superamento della distinzione fra sanità ed assistenza, recuperando il ritard o dell'applicazione della legge 328€0 ed il rifinanziamento congruo del Fondo per le politiche sociali. Questa condizione comporta lo sviluppo dell' a ssistenza domiciliare integrata, la valorizzazione di interventi di pre venzione e di screening territoriale, il rafforzamento della presa in carico e della continuità assistenziale nel contesto dello sviluppo della rete dei servizi territoriali per la diffusione della medicina delle cure primarie e per affrontare con efficacia le malattie croniche che creano disabilità e non autosufficienza, per la quale il sindacato confederale unitario dei pensionati ha presentato un disegno di legge popolare per l'istituzione di un apposito Fondo. Naturalmente ogni condizione di compatibilità economica del sistema e di universalità delle cure appare di ardua realizzazione se non sostenuta da una lotta decisa allo spreco e alle diseconomie di scala e dall'applicazione della medicina dell'evidenza e da criteri di appropriatezza delle cure. Il pro g ressivo invecchiamento della popolazione e l'innovazione tecnologica sono fenomeni positivi ed ineludibili, ma pongono conseguenti problemi di strategia per governare la relazione bisogni isorse, che manifesta una tendenza all'incremento dei bisogni e al decremento delle risorse economiche disponibili. Governare questo rapporto è una funzione politica, che attiene alla competenza regionale. La funzione politica va tuttavia tenuta distinta dalla gestione. La gestione attiene alle strutture che inverano il rapporto responsabilità/autonomia, che si radicano in una comunità, che dialogano con le autonomie locali di riferimento e che si aprono sul territorio alla partecipazione dei cittadini e delle loro forme articolate di rappresentanza. Quando la politica intreccia la gestione il sistema sanitario si avvita in una contraddizione che vede la Regione prigioniera di una cultura di bilancio e di amministrazione e le aziende sanitarie vittime delle proprie contraddizioni di subalternità. La svolta necessaria richiede il recupero del dinamismo riformatore, perchè il diritto alla salute si nutre del cambiamento. Sul piano macro-economico occorre affrontare con decisione gli squilibri territoriali del sistema in termini di accesso alle cure, di liste d'attesa, di qualità delle prestazioni, di mobilità sanitaria, di capacità professionali e manageriali, di valorizzazione delle risorse umane. Per impedire il radicamento e l'aggravamento del divario territoriale deve essere rilanciata una proposta avanzata a suo tempo dalla Cisl per un grande progetto di sviluppo di welfare nel Mezzogiorno, capace di affrontare lo scandalo della sanità a due velocità, di implementare i servizi territoriali, di qualificare le eccellenze e cancellare le iniquità e le inefficienze. Superate le incertez ze dell'avvio di legislatura, tenuto conto delle fragilità istituzionali e sociali, considerati i tempi delle procedure costituzionali, occorre passare alla fase della applicazione del programma di governo. Registriamo un Paese insicuro, una crescente vulnerabilità sociale, un progressivo venir meno del sistema di protezione, l'acuirsi della questione generazionale con la precarietà dei giovani e la solitudine degli anziani. Occorre una ripartenza che superi la dispersione individualistica della cultura neo-liberalista del welfare con una prospettiva di azione collettiva mirata alla solidarietà e all'equità, che affermi la qualità sociale e l'attenzione verso i più deboli come fattore decisivo del necessario valore aggiunto per il permanere di un sistema di tutele universalistiche. È dunque tempo di ripensare al modello di welfare, nelle sue varie articolazioni territoriali, di affrontare le sue complessità, di governare il sistema socio-sanitario pubblico con una logica di solidarietà alternativa a quella mercantilistica e consumistica. Nella gestione del presente per innovare il futuro, il sindacato confederale ritiene che siano maturi i tempi per un risveglio civile del paese e mette a disposizione la sua cultura, l'elaborazione propositiva e la sua creatività come elementi strategici per trasformare il welfare complessivo da incentrare sempre di più sulla persona, sul lavoro e sulla cittadinanza. A questo fine, la mobilitazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati diventa una straordinaria occasione per riaffermare i valori dell'uguaglianza e dell'appartenenza, per ricomporre la frattura delle culture e dei territori e per realizzare la condizione umana della pluralità.