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Maraviroc per Pfizer rappresenta un altro primato, è infatti il primo farmaco anti-Hiv sviluppato dalla nostra azienda.
Con maraviroc mettiamo oggi a disposizione un rimedio terapeutico innovativo, un'arma nuova che consente di affrontare l'attacco all'HIV in maniera alternativa e complementare allo stesso tempo. Si tratta, infatti, di uno dei primi esempi di terapia personalizzata, che solo attraverso un test specifico, il Trofile, permette di individuare a priori i pazienti rispondenti al trattamento, con ovvie implicazioni in termini di sostenibilità economica per il Servizio Sanitario Nazionale.
Per Pfizer è il primo farmaco anti-HIV e non sarà l'ultimo. Infatti, nella pipeline dei nuovi trattamenti se ne contano 10 allo studio per le malattie infettive. Tra questi ultimi, due sono i composti in fase avanzata di studio dedicati alla lotta contro HIV/AIDS.
Uno viene chiamato, per ora, PF-232,798. È il fratello minore di maraviroc, un antagonista del CCR5 di seconda generazione. I risultati degli studi in fase I mostrano che è ben tollerato in volontari sani con un profilo farmacocinetico che fa ben sperare per una sua possibile somministrazione in dose unica giornaliera. Un'altra molecola, chiamata UK 453,061, è un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa di seconda generazione, che viene studiato in combinazione con altri farmaci.
Studi recenti indicano che lo stesso maraviroc è una molecola versatile. Il primo inibitore del co-recettore CCR5 diventerà presto un microbicida vaginale per la prevenzione dell'infezione da HIV. Il 30 gennaio 2008, Pfizer ha ceduto i diritti per lo sfruttamento della sua molecola all'International Partnership for Microbicide (IPM), un'agenzia che lavora per accelerare lo sviluppo e la distribuzione alle donne di microbicidi per la prevenzione dell'HIV. IPM potrà produrre e distribuire, nei paesi in via di sviluppo, un gel che contenga maraviroc.
Per Pfizer, tuttavia, non è nuovo l'impegno nella lotta all'Aids. Nel 2000, infatti, l'azienda ha dato il via a una partnership con il Ministero della Salute sudafricano, donando il suo farmaco antimicotico Diflucan (fluconazolo) attraverso gli ospedali. Oltre a fornire il farmaco gratuitamente, Pfizer ha stretto una partnership con l'International Association of Physicians per la cura dell'AIDS Care (IAPAC) per formare il personale sulla diagnosi e sul trattamento delle infezioni fungine opportunistiche. Forte dell'esperienza acquisita in Sudafrica, il Diflucan Partnership Program è stato successivamente esteso a 34 Paesi dell'Africa e dell'Asia. Grazie a questo programma, Pfizer ha formato più di 20.000 operatori sanitari e ha donato il suo farmaco per un valore di 315 milioni di dollari.
Per Pfizer è stato un grande onore, inoltre, poter collaborare con il governo ugandese per la realizzazione di un istituto dedicato alle malattie infettive, all'interno dell'Università di Makerere, a Kampala. Pfizer ha messo a disposizione le sue conoscenze e i suoi esperti sia per costruire l'edificio dell'IDI (Infectious Diseases Institute) e consentire, quindi, ai sanitari africani di somministrare le cure in un ambiente adeguato; sia per fare formazione agli operatori in loco sulla prevenzione e sulla corretta somministrazione delle terapie. A quattro anni dalla sua inaugurazione, si calcola che circa 3.000 pazienti ricevano regolarmente assistenza ogni anno. Circa 300 adulti e 100 bambini contagiati da Hiv, tubercolosi e malaria, vengono soccorsi ogni settimana e sono già 1.400 gli operatori sanitari formati, che oggi lavorano in 26 Paesi africani. L'IDI è oggi un polo di eccellenza per la lotta al'Hiv in Africa e vede coinvolti partner quali: Pangaea Global Aids Foundation, Infectious Diseases Society of America, Aids Support Organization (TASO). Forte dell'esperienza acquisita, Pfizer ha deciso di progettare un nuovo istituto per le malattie infettive e la salute riproduttiva a Port-au- Prince, Haiti.