Lo scorso dicembre l'Organizzazione mondiale della Sanità e l'Unaids, il programma ONU per la lotta all'HIV/AIDS, hanno annunciato che nel 2007 la prevalenza dell'infezione da HIV nel mondo si è stabilizzata, che i contagi continuano a scendere (da 3 milioni all'anno alla fine degli anni Novanta a 2,5 milioni), e che, come già da un paio d'anni, anche le morti per AIDS continuano a diminuire (nel 2007 sono state 2,1 milioni).
Tuttavia, in ragione dell'incremento demografico a livello planetario e dei più lunghi tempi di sopravvivenza assicurati dalle terapie, il numero totale dei sieropositivi continua a salire, passando dai 29 milioni del 2001 e ai 33,2 milioni del 2007.
Nonostante questi miglioramenti, l'AIDS è ancora tra le principali cause di morte a livello mondiale. La situazione più critica resta quella africana, in particolare nella fascia sub-sahariana dove, sebbene si registri un calo nelle nuove infezioni, si stima che 22,5 milioni di persone vivano con HIV/AIDS, circa il 68% dei sieropositivi a livello mondiale. Il 61% di questi sieropositivi è donna.
La maggior parte delle persone che vivono con HIV non lo sa.
Europa
Dal 1981, circa 740.000 persone nell'Europa centrale e occidentale sono state infettate da HIV. Di queste, 165.000 sono morte.
Dati recenti suggeriscono che l'epidemia di AIDS continua a crescere e si teme che in alcuni paesi, dove l'incidenza è stata per anni stabile o in declino, sia in atto una recrudescenza di nuove infezioni.
Tra il 1998 e il 2005, il tasso di neodiagnosticati in Europa occidentale è circa raddoppiato; l'aumento più consistente è stato registrato nel Regno Unito.
Il numero di persone che vivono con HIV è in costante aumento in tutte le regioni del mondo. In Europa l'incremento più consistente si è registrato nelle nazioni dell'Est.
In Europa occidentale nel 2005, più della metà (56%) dei neo diagnosticati hanno contratto il virus durante rapporti eterosessuali, ragione per cui circa un terzo di questa popolazione è costituito da donne. I rapporti omosessuali fra uomini sono la causa di circa un terzo (35%) delle nuove infezioni.
Una parte importante delle infezioni trasmesse per via eterosessuale è stata contratta in paesi ad alta prevalenza di HIV/AIDS, come quelli dell'Africa sub-sahariana. Un trend che ora sembra condiviso anche da molte nazioni europee come Regno Unito, Belgio, Danimarca, Francia, Germania e Svezia, dove almeno un terzo delle infezioni contratte per via eterosessuale è frutto di rapporti sessuali avuti all'estero.
Italia
In Italia, dove dall'inizio dell'epidemia ad oggi si sono registrati 58.400 casi e 35.300 decessi per AIDS, si stima che le persone che vivono con HIV/AIDS siano circa 120 mila, numero che tende ad aumentare anche in ragione di circa 3.500-4.000 nuove infezioni all'anno.
I dati forniti su base volontaria da Regioni e Province mostrano alti livelli di incidenza di nuove infezioni nella Provincia di Rimini (14,5 casi per 100.000 abitanti) e nel Lazio (10,5 per 100.000), livelli intermedi a Modena (8,3), in Trentino (7,2), Liguria (6,5), Piemonte e Veneto (6,4 per 100.000), e più bassi nella Provincia di Sassari (4,7), Bolzano (3,7) e in Friuli Venezia Giulia (1,9 per 100.000).
In percentuale, tra i sieropositivi diminuiscono i tossicodipendenti (27,4%) e aumentano le persone che si infettano per via sessuale, sia etero (43,7%) sia omo/bisessuale (22%), e gli stranieri.
Cambia anche l'età media delle persone colpite da AIDS, che ormai supera i 40 anni; sempre più persone scoprono di essere sieropositive solo quando si sono già ammalate (oltre il 50%).
Per quanto riguarda l'andamento della mortalità, a partire dal 1997 si è iniziato a registrare un progressivo declino dei decessi, che nel 2207 sono stati circa 200: una significativa diminuzione conseguenza diretta del progressivo inserimento delle nuove terapie antiretrovirali che hanno contribuito a trasformare l'AIDS in una malattia ad andamento cronico.