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La questione "FUMO"


Testo realizzato con la collaborazione del dr. Giovanni Invernizzi, medico di medicina generale, Gruppo di studio per la prevenzione dei danni da fumo, SIMG - Società Italiana di Medicina Generale

Il fumo costituisce un importante fattore di rischio per numerose e gravi malattie, causa di inabilità e mortalità. Alcuni esempi: il 90% delle circa 500.000 morti per cancro al polmone che avvengono annualmente nei Paesi dell'unione Europea sono dovuti al fumo; il 20% dei fumatori è destinato a sviluppare bronchite cronica ostruttiva (Bpco); circa il 50% di tutte le cardiopatie ischemiche è legata al fumo.

Eppure, nonostante campagne educative e le messe al bando più o meno restrittive del fumo dai luoghi pubblici (Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna), ancora oggi 1 europeo adulto su 4 fuma, ma ciò che più preoccupa è la tendenza all'aumento della diffusione del fumo tra i giovani: in Italia, il 30% dei bambini di prima media ha già provato la prima sigaretta, mentre circa il 40% dei ragazzi dell'ultimo anno delle superiori fuma correntemente.

Degno di nota è anche il fatto che chi dovrebbe, in teoria, dare il buon esempio - il medico -, in realtà "predica bene e razzola male". In Italia, e in genere in tutti i Paesi mediterranei, il medico è tra i forti fumatori (circa un medico su 4 fuma). Quanta differenza con i Paesi anglosassoni: in Inghilterra fuma solo il 10% dei medici e negli Usa addirittura solo il 2%.

Il fumo in Italia

Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità (Indagine Doxa-ISS) relativi al 2006, i fumatori in Italia sono 12,2 milioni, pari al 24,3% della popolazione; gli uomini sono 6,9 milioni (28,6% della popolazione maschile), le donne 5,3 milioni (20,3% della popolazione femminile). Interessante è anche il dato relativo agli ex-fumatori, cioè a coloro che hanno smesso: sono 9 milioni, 5,8 milioni di uomini e 3,3 milioni di donne, cifre che si avvicinano sensibilmente a quelle dei fumatori attivi, con ciò dimostrando che smettere di fumare è non solo possibile, ma altamente realistico.

Per quanto riguarda l'età, tendono a fumare di più i giovani adulti (25-44 anni): 33,5% gli uomini e 27% le donne. Preoccupante è però il fatto che praticamente le stesse percentuali (31% uomini; 26,2% donne) si riscontrano tra i 15 e i 24 anni d'età. I valori scendono a 29,9% e 19,3%, per uomini e donne, tra i 45 e i 64 anni, e rispettivamente a 14,3% e 8,8%, dopo i 65 anni di età.

Contrariamente alle attese, il fumatore italiano non risiede più al Sud, ma in Centro-Italia. Queste le percentuali per area geografica: 25,5% Centro, 24,4% Sud, 23,8% Nord; rispettata la superiorità, nel vizio, dei maschi rispetto alle femmine: 31,8% contro il 19,7% al Centro, 29,2% contro 19,8% al Sud; 26,8% contro 21% al Nord. Quest'ultimo è l'unico dato in controtendenza: testimonia di una maggior presenza di fumatrici al Nord.

Sempre Doxa-ISS ci segnala un elemento confortante: tra il 1957 e il 2006 c'è stata una progressiva riduzione nel numero dei fumatori, in linea con quanto avvenuto nei principali Paesi industrializzati. Permane, tuttavia una fonte di preoccupazione nell'aumento della percentuale di fumatori tra i giovani, soprattutto tra le ragazze, che hanno ormai sopravanzato i maschi con la quota del 35% di fumatrici nella fascia di età attorno ai 18 anni. Se questa situazione dovesse perdurare, nei prossimi 20 anni assisteremo a un'inversione della prevalenza globale del fumo nei due sessi. Del resto l'aumento del fumo nelle donne ha già manifestato i suoi effetti nefasti: infatti mentre la mortalità del tumore del polmone in Europa è in diminuzione tra gli uomini, tra le donne di età inferiore a 55 anni è in aumento.

Le malattie causate dal fumo

Smettere di fumare ha un sicuro effetto positivo sulla salute. L'effetto è molto evidente nei tumori: dopo 10 anni di astinenza dal fumo il rischio di tumore del polmone si riduce del 50-70%; per le neoplasie del cavo orale e dell'esofago la riduzione del rischio è del 50% dopo cinque anni di astinenza, mentre per la vescica il rischio scende del 50% a distanza di alcuni anni.

Il rischio di cardiopatia ischemica si riduce del 50% dopo solo 1-2 anni di astinenza, il rischio di ictus ritorna al valore di chi non ha mai fumato dopo 5-15 anni, mentre gli ex fumatori presentano un rischio di arteriopatia periferica inferiore del 50% rispetto ai fumatori.

Innegabile è anche l'effetto sulle malattie respiratorie. L'astensione dal fumo comporta benefici concreti sulla riduzione della polmonite, che risulta più frequente e più grave nei fumatori. Smettere di fumare riduce anche le ricadute asmatiche.

Infine, un'ultima notazione, relativa ai costi. Smettere di fumare costa meno che fumare. E' stato calcolato che in Italia un fumatore spende dai 50 ai 120 euro al mese per acquistare le sigarette, e ne fuma in media 13,6 al giorno. L'età a cui si inizia a fumare è 17,7 anni, più bassa per l'uomo (17 anni), più elevata tra le donne (18,9 anni). Il costo medio delle terapie per smettere di fumare è di circa 100 euro al mese, una spesa che comunque è limitata a un periodo ristretto di tempo: 2-3 mesi. Ottenuto il risultato, il beneficio economico, oltre che sociale, è immediato e duraturo.


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