EBM - BPCO

Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Introduzione

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è un disturbo prevenibile e trattabile.
È caratterizzata da una riduzione del flusso dell’aria, non integralmente reversibile, generalmente progressiva e associata a reazioni infiammatorie anomale dei polmoni a particelle o gas nocivi, in particolar modo al fumo di sigaretta.

Si sospetta la presenza di BPCO se l’anamnesi del paziente rivela uno o più dei seguenti fattori di rischio:

  • esposizione al fumo di sigaretta;
  • esposizione ambientale o occupazionale a inquinanti;
  • storia familiare di patologie respiratorie croniche;

e la visita obiettiva riscontra tosse, produzione catarrale o dispnea.

La diagnosi si conferma con l’esame spirometrico e/o una radiografia del torace.
La spirometria con rapporto FEV1/capacità vitale forzata inferiore a 0,7 dopo somministrazione di un broncodilatatore è indice di ostruzione irreversibile.



Visita di controllo

Il paziente con BPCO giunge all’osservazione del medico per un controllo programmato oppure a causa di un’esacerbazione acuta. In quest’ultimo caso occorre procedere a una rapida valutazione e istituire un trattamento adeguato per controllare la fase acuta.
Superata l’acuzie e comunque alla prima visita di controllo, il medico deve stabilire il grado di severità della patologia: lieve, moderato o grave.
In generale si fa riferimento al rapporto percentuale tra volume respiratorio forzato in un secondo (FEV1), misurato con la spirometria, e il valore atteso in un soggetto sano.
Secondo alcuni autori si tratta di una classificazione che non tiene conto di altri aspetti della patologia (dispnea, perdita di peso), tuttavia è ancora accettata e impiegata universalmente per il suo valore predittivo dello stato di salute e della mortalità.

% della FEV1 attesa

Severità

 

 

≥80

lieve

50-80

moderata

30-50

grave

<30

molto grave

 

Trattamento farmacologico

I farmaci attualmente indicati per il trattamento della BPCO permettono di ridurre o azzerare i sintomi, incrementare la capacità d’esercizio, ridurre il numero e la gravità delle esacerbazioni e migliorare lo stato di salute nel suo complesso. Nessuna terapia, per ora, è in grado di modificare il decorso della malattia, inteso come declino della funzione polmonare.

Le variazioni nella misura della FEV1 in seguito a trattamento farmacologico con broncodilatatori possono essere piccole, tuttavia spesso sono accompagnate da cambiamenti più ampi del volume polmonare che contribuiscono a ridurre la sensazione di mancanza di fiato.

Quando possibile, è consigliata la prescrizione di medicinali in formulazione inalatoria e l’associazione di principi attivi differenti che, rispetto a un singolo agente, influenzano maggiormente i valori spirometrici e la sintomatologia.

Per la terapia della BPCO sono indicate due classi di farmaci: i broncodilatatori (beta-agonisti, anticolinergici, metilxantine) e i glucocorticoidi, meglio se formulati in modo da poter essere somministrati per via inalatoria.

Secondo le più recenti evidenze della letteratura scientifica, l’associazione di un beta-agonista a lunga durata d’azione a un glucocorticoide nello stesso dispositivo inalatore sembra rappresentare una soluzione pratica e semplice per la somministrazione della terapia.

Trattamento non farmacologico

Oltre ai medicinali è importante concordare con il paziente una serie di misure, non farmacologiche ma altrettanto importanti, per il recupero e il mantenimento della funzione polmonare.
Esercizio fisico, educazione, interventi psicosociali e comportamentali, dieta bilanciata sono opzioni sempre possibili perché modulabili secondo la gravità, e quindi il grado di disabilità, della broncopneumopatia.

Si tratta di un programma multidisciplinare di riabilitazione polmonare finalizzato a migliorare l’autonomia del paziente, riducendo i sintomi respiratori (dispnea) e le limitazioni alla vita privata e sociale che spesso ne conseguono.

Nei pazienti con BPCO si osserva di frequente perdita di peso e di massa grassa che, insieme alla debolezza muscolare, contribuisce fortemente alla perdita di autonomia dei malati.
Per contrastare queste manifestazioni è necessario ottimizzare l’apporto nutrizionale secondo il fabbisogno del soggetto, prestando particolare attenzione al bilancio proteico.
Nelle fasi avanzate della BPCO risultano sbilanciati sia l’equilibrio energetico sia quello proteico, per cui le sole misure dietetiche non bastano e devono essere associate ad attività fisica o altri stimoli di tipo anabolico.


Ossigenoterapia

Nel soggetto con BPCO, in conseguenza del declino della funzionalità polmonare, possono manifestarsi ipossia e ipercapnia, sia in corso di esacerbazioni sia nelle fasi più avanzate della malattia.
Queste condizioni devono essere corrette rapidamente tramite ossigenoterapia che, una volta stabilizzato il paziente, si continua anche a domicilio.
È importante perciò riconoscere la presenza di un difetto di ossigeno o di un eccesso di anidride carbonica nel sangue.

L’ossigenazione del sangue arterioso si può indagare con due tecniche differenti:

  • l’emogasanalisi: che misura su un campione di sangue arterioso la pressione di ossigeno, anidride carbonica e il pH; è una metodica invasiva ma sicura e utile per una valutazione accurata del paziente;
  • il pulsi ossimetro: strumento non invasivo con cui è possibile invece seguire l’andamento della saturazione di ossigeno durante l’ossigenoterapia;
    inoltre il metodo è utile per impostare il corretto flusso di ossigeno quando il paziente è stabile.

Gestione a lungo termine


La broncopneumopatia cronica ostruttiva è una patologia ad andamento progressivo perciò, dopo aver istituito un adeguato trattamento, occorre impostare con il paziente un calendario di visite di controllo a intervalli regolari che serviranno a:

  • tenere sotto controllo lo stato di avanzamento della BPCO e/o la sua gravità;
  • valutare la presenza o l’insorgenza di comorbilità;
  • inviare il paziente dallo specialista quando necessario;
  • individuare i casi particolarmente gravi per i quali si rende necessario il ricorso a procedure chirurgiche.



Bibliografia:
  • Institute for Clinical Systems Improvement (ICSI).
    Chronic obstructive pulmonary disease.
    Bloomington (MN): Institute for Clinical Systems Improvement (ICSI); 2007 Jan., 65 p.
  • American Thoracic Society and European Respiratory Society.
    Standards for the diagnosis and treatment of patients with chronic obstructive pulmonary disease.
    Ed. 2004