L'impatto demografico sulla spesa sanitaria
Le proiezioni di Awg ( Ageing working group) indicano anche la necessità di interventi riformatori in grado di perseguire contemporaneamente gli obiettivi dell'equilibrio finanziario e della sostenibilità di lungo periodo insieme con quelli dell'adeguatezza, dell'efficacia e dell'equità delle prestazioni erogate
di Fabio PammolliIl progressivo invecchiamento della popolazione è un tratto demografico costante dei Paesi industrializzati. Di fronte a questo fenomeno vanno assumendo sempre maggiore importanza le proiezioni di lungo periodo sulle quote di spesa pubblica da destinare al welfare. Si tratta di proiezioni che ormai costituiscono strumenti fondamentali sia per analizzare l'effetto della pressione dei costi del welfare sulla finanza pubblica e prevedere la sostenibilità del sistema sia per valutare l'effettiva capacità dei vari istituti del sistema sociale di offrire in modo costante nel tempo servizi adeguati di tutela nell'assistenza sanitaria oltre che nelle pensioni, nel sostegno alle famiglie, nell'assistenza ai disabili e ai disoccupati. A livello europeo, all'interno del Comitato di politica economica dell' Ecofin è stato costituto un gruppo di lavo ro sull'invecchiamento della popolazione (Awg, Ageing working group), con il compito specifico di valatare, appunto, l'impatto dell'invecchiamento sulle finanze pubbliche e, in particolare, sulla spesa sociale. Le proiezioni messe a punto da questo gruppo arrivano fino al 2050 e sono state sviluppate nell'ipotesi di stabilità delle politiche economiche, considerando come determinante principale il fattore demografico. In breve, le proiezioni dell'Awg disegnano per l'Italia un sistema sociale con un sostanziale controllo di lungo termine sull'andamento delle spese e che non p resenta tendenze finanziarie squilibranti: l'incidenza della spesa sociale sul Prodotto interno lordo si evolve in linea con il valore medio Ue e nel 2050 l'incidenza risulta inferiore a quella della maggior parte dei nostri p a rtner europei, mentre l'incremento di incidenza tra il 2000 e il 2050 e l'incremento massimo registrabile nello stesso arco temporale sono tra i più contenuti, dietro solo al Regno Unito e al Lussemburgo. Tuttavia, nonostante queste valutazioni finanziarie positive, nei prossimi anni il sistema sociale del nostro Paese dovrà comunque affrontare la necessità di finanziare un aumento dell'incidenza della spesa sociale sul Pil pari almeno a 1,6 punti percentuali tra il 2000 e il 2050, con un incremento massimo (intorno al 2040) del 2,9 per cento. Stando alle proiezioni di Awg anche nel 2050 quasi il 60 per cento della spesa sociale italiana sarà una spesa di natura pensionistica, ma nel lungo periodo (dopo il 2040) gli incrementi di pressione più consistenti arriveranno dalla spesa sanitaria che, diversamente dalla prima, crescerà gradualmente ma costantemente, senza alcuna inversione di tendenza realisticamente configurabile sulla base di politiche fino a oggi messe in atto. D 'altronde si deve anche considerare che queste proiezioni sono condotte nell'ipotesi di politiche economiche invariate, con una metodologia (sui cui dettagli sorvoliamo) che potrebbe portare a sottostimare le necessità di spesa da fronteggiare in futuro se si intendono mantenere le prestazioni a livelli adeguati sia di quantità sia di qualità. Su orizzonti temporali lunghi questi errori di sottostima potrebbero anche arrivare a falsare sostanzialmente la descrizione degli scenari futuri. Per esempio, se sulla base dei dati Awg si confronta il profilo di spesa sanitaria long term dell'Italia con quello degli altri Paesi dell'Ue, risulta evidente come il primo sia nettamente inferiore agli altri a part i re dalle età di pensionamento (60-65 anni). Una spiegazione possibile può essere individuata - oltre che in motivazioni più generali riconducibili alla diffusione del benessere e all'adeguatezza delle prestazioni - nel fatto che sino a non molto tempo fa (prima della riforma Dini del '95) il "generoso" sistema pensionistico italiano ha in parte implicitamente assommato in sè anche la funzione di assistenza sanitaria per il periodo di quiescenza. Se quest'ultimo effetto è ritenuto rilevante, una volta modificate le regole del sistema pensionistico, le proiezioni di spesa sanitaria long term dovrebbero inglobare tassi di crescita più elevati per tenere conto del nuovo contesto istituzionale e delle nuove (più efficienti) modalità di finanziamento della spesa. Si aggiunga a questo la necessità di includere nella determinazione delle proiezioni anche altri fattori quali il progresso tecnologico, la ricerca biomedica, gli investimenti in infrastrutture e strumentazioni. L'impatto di questi fattori deve essere valutato in modo appropriato, bilanciando l'esigenza di rispettare il contenimento del budget con ciò che sostiene il p rocesso di sviluppo scientifico e tecnologico. Di conseguenza, si può concludere che le proiezioni di Awg, pur considerando per l'Italia un sistema sociale sostanzialmente sotto controllo, indicano anche la necessità di interventi riformatori. Questo perchè da un lato bisognerà far fronte agli incrementi di incidenza della spesa sul Pil che, anche negli scenari piuttosto "conservativi" del gruppo di lavoro europeo, comunque ci saranno nella sanità (oltre che per l'istruzione e la disoccupazione). E, dall'altro lato, per prepararsi a rispondere adeguatamente alle nuove spese che deriveranno dalla necessità di migliorare lo status quo, di permettere l'allargamento del benessere, di adeguarsi all'allungamento della vita umana e alle esigenze, fisiche e intellettuali, che questo farà comparire . Le stesse proiezioni del gruppo di lavoro suggeriscono però che gli interventi riformatori non dovranno avere carattere d'urgenza nè essere semplicistici o improntati al raggiungimento di obiettivi di bilancio di breve periodo. Esistono infatti le condizioni generali affinchè si possa condurre un processo di riforma completo, organico e di ampio respiro, in grado di perseguire contemporaneamente gli obiettivi dell'equilibrio finanziario e della sostenibilità di lungo periodo insieme con quelli dell'adeguatezza, dell'efficacia e dell'equità delle prestazioni erogate. Questo processo di riforma dovrebbe intervenire sia all'interno della spesa pubblica sia nella diversificazione tra finanziamento pubblico e finanziamento privato della spesa sociale e, in particolare, della spesa sanitaria. Una simile diversificazione, peraltro, andrebbe intesa nel senso di sviluppare da una parte un pilastro sanitario privato e dall'altra parte di sviluppare più diffusamente meccanismi di filtro e regolazione della domanda di prestazioni sanitarie e sociali.