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Il sogno nel cassetto: un Comitato Europeo di Deontologia

La sede, non a caso dovrebbe essere Bruxelles, a significare la valenza e il ruolo pregnante che tale organismo dovrebbe assumere per i medici europei e per tutti i cittadini dell'Unione


di Giuseppe Del Barone

Il 15 e 16 aprile la città di Sanremo ha fatto da cornice alle "Giornate Europee di Deontologia Medica", appuntamento fortemente voluto dalla FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) e realizzato in collaborazione con l' Ordine provinciale di Imperia. Una iniziativa ambiziosa, come ambizioso è stato il tema dei lavori "Un Codice Deontologico Europeo: utopia o realtà?" Quali i motivi che ci hanno spinto al confronto con i colleghi dei Paesi aderenti all'Unione? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dall'assunto che la professione medica, oggi più che mai, si trova ad affrontare alcune sfide particolarmente impegnative: le aumentate disparità tra i legittimi e sempre crescenti bisogni di salute dei pazienti e la scarsità delle risorse economiche, la dipendenza dei sistemi sanitari dalle scelte politiche dei Governi, la crescente burocratizzazione dell'atto medico, l'aumentato contenzioso avviato dai pazienti per veri, ma il più delle volte presunti, casi di malasanità, la conseguente tentazione del medico a ricorrere alla cosiddetta "medicina difensiva" per scongiurare eventuali rischi professionali. A ciò si aggiungono nuovi interrogativi, a cui il medico è chiamato a dare risposte concrete in tema di eutanasia, fecondazione artificiale, tutela della privacy, etica dei trapianti, consenso informato. Per non parlare dei problemi derivanti da un rapporto medico/paziente in continua evoluzione, dove quest'ultimo rivendica un ruolo sempre più attivo nelle decisioni che riguardano la propria salute. Tutte problematiche che non conoscono confini o barriere culturali, ma al contrario costituiscono un terreno di confronto per tutti coloro che esercitano l'arte medica. In un mutato contesto sociale, caratterizzato alt resì dalla libertà di esercitare la professione oltre frontiera, è emersa con fermezza la volontà (necessità?) unanime dei medici europei di ridisegnare il loro ru olo professionale rapportandolo alle nuove esigenze della collettività. In questa prospettiva con il Convegno internazionale di Sanremo si sono voluti creare i presupposti per un più approfondito confronto e nel contempo inviare un messaggio chiaro al Parlamento europeo sulla fermezza e la volontà che anima i camici bianchi. Nei due giorni di dibattito i professionisti provenienti da Paesi importanti, diversi per cultura, istituzioni, legislazione e tradizioni, si sono impegnati per individuare norme e regole deontologiche condivise che esaltino il valore universale della professione, anche alla luce della normativa europea e dei documenti prodotti negli anni da assisi internazionali in tema di tutela della salute. A nessuno infatti è venuta meno la convinzione che nell'attuale panorama culturale, trasformato rapidamente e in maniera significativa, i codici di deontologia espressione autonoma di un'etica del dovere debbano fornire risposte al passo con i tempi.La funzione di un Codice di autoregolamentazione, infatti, è quella di adeguare le sue norme ai prog ressi delle conoscenze scientifiche, di coniugarle con il costume e i valori emergenti in una società complessa e di confrontarle con la legislazione vigente. A conclusione delle due giornate di lavoro i medici europei hanno elaborato un documento come atto propedeutico in vista di successivi e più approfonditi dibattiti. In esso sono stati fissati alcuni significativi paletti, a partire dall'affermazione che la salute non è una merce ma un bene multidimensionale a cui hanno diritto tutti i cittadini di ogni età, sesso, razza e fede religiosa; che l'autonomia del medico è condizione irrinunciabile per garantire le cure migliori; che i cittadini hanno diritto di esprimere liberamente la loro volontà di curarsi o meno. Non sono stati tralasciati temi quali, la malpractice, la responsabilità professionale, la formazione continua, il rapporto tra medici e cittadini, la relazione tra bioetica e norme giuridiche. Un documento che, pur nella moltitudine dei temi, ha ribadito la volontà della professione medica europea di riaffermare che gli Ordini e gli organismi similari continuano a rappresentare una garanzia per la tutela della salute dei cittadini; che i Codici deontologici hanno valore extragiuridico ma sono contigui e correlati alle leggi; che spetta agli Ordini, ove costituiti, l'esercizio del potere disciplinare con strumenti trasparenti ed efficaci a garanzia della qualità p rofessionale degli iscritti; che i valori della professione si richiamano alla convenzione di Oviedo e agli altri documenti europei sui diritti umani. In chiusura di questa mia breve nota vorrei sottolineare, con una punta di orgoglio, come questa iniziativa voluta dai medici italiani abbia lasciato il segno. Gli attestati di stima rivolti agli organizzatori dalle varie delegazioni presenti a Sanremo lo hanno testimoniato. Tuttavia mi rendo conto che si è trattato della posa della prima pietra, di un avvio, ancorchè importante, verso traguardi più ambiziosi. Continueremo nell'immediato futuro a coltivare i rapporti già avviati con le altre componenti professionali europee e ad alimentare questo confronto tra culture diverse allo scopo di recuperare ad un medico ormai senza frontiere, quella centralità di ruolo oggi troppo spesso messa in discussione. Il sogno nel cassetto è quello di veder nascere , quanto prima, un Comitato Europeo Permanente di Deontologia cui demandare il compito di far luce sui grandi temi correlati con la tutela della salute e il rispetto della persona. La sede, non a caso dovrebbe essere Bruxelles, a significare la valenza e il ruolo pregnante che tale organismo dovrebbe assumere per i medici europei e per tutti i cittadini dell'Unione. I medici italiani, lo hanno dimostrato a Sanremo, credono fermamente in questa iniziativa.




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