Finanziaria 2005: una manovra economica innovativa anche per la Sanità italiana
... una via che vale la pena di sperimentare ancora sul percorso che dovrebbe condurre a un ragionevole ed equilibrato "governo" della spesa
di Gianluigi Magri Le conseguenze del tragico attentato alle Torri gemelle di New York del settembre 2001 sono state catastrofiche da diversi punti di vista e perciò anche sotto il profilo degli assetti e delle relazioni economiche mondiali. Com'è ovvio, l'onda d'urto di quell'attentato ha investito con forza anche il nostro Paese, con un'economia storicamente meno forte di altre e ancora "sotto stress" per gli sforzi prodotti per rientrare nei limiti del Trattato di Maastricht e nella moneta unica europea. Nonostante ciò, il Governo e il Parlamento di questa legislatura hanno confermato di vo l e r mantenere gli impegni presi con gli elettori nella campagna elettorale della primavera del 2001 e, pur con alcuni innegabili limiti determinati appunto dall'imprevedibile e gravissima congiuntura internazionale, hanno prodotto una serie di interventi che segnano una chiara discontinuità rispetto alle stanche politiche del passato. Da questo punto di vista la Legge finanziaria 2005 conferma e accentua, forse ancor di più di quelle precedenti approvate dal Parlamento in questa legislatura, la svolta decisiva che l'attuale Governo, ha voluto imprimere al percorso "storico" dell'assistenza sanitaria italiana oltre che, naturalmente, a quello dell'intero Paese. Non solo, infatti, la manovra economica a p p rovata contiene importanti misure di caratt e re generale (basti pensare alla revisione delle aliquote Irpef e ai relativi sgravi fiscali, tanto per fare l'esempio del quale più si è parlato) ma anche interventi d' o rdine economico di "gove r n o" della spesa di assoluto rilievo nel settore della sanità. Intanto alcune cifre per chi non le ricordasse. Aumentano, con la Finanziaria 2005, le risorse pubbliche destinate all'assistenza sanitaria: per quest'anno il fondo sanitario viene fissato a oltre 88.000 milioni di euro (88.195 per la precisione), rispetto ad un preventivo 2004 di circa 81.200 milioni di euro. In c rementi del 2 per cento sono previsti per i due anni successivi, che vedranno quindi il Fondo sanitario salire a 89.960 milioni di euro nel 2006 e poi a 91.759 milioni nel 2007. A queste somme vanno aggiunti altri 2 miliardi di euro che il Governo ha stanziato per far fronte al disava n zo che le Regioni hanno fatto registrare nell'assistenza sanitaria nel triennio 2001-2003. Tutti questi aumenti - giova ricordarlo - vanno peraltro ad aggiungersi a quel sostanzioso incremento del 23 per cento circa delle risorse che l'attuale Governo ha indirizzato alla sanità da quando è in carica, cioè dal 2001 al 2004. Proprio le Regioni, tuttavia, sono severamente chiamate a un maggior senso di responsabilità nel "governo" della spesa, in coerenza, peraltro, con gli impegni assunti tra Stato e Regioni con l'accordo dell'8 agosto 2001 - il primo del genere - voluto proprio dall'attuale Governo. Ecco quindi che, per esempio, le Regioni potranno accedere ai finanziamenti integrativi solo dopo che avranno stipulato un'intesa con lo Stato nella quale, oltre agli adempimenti previsti dalla legislazione vigente, siano previste anche l'adozione di meccanismi che favoriscano il monitoraggio della spesa sanitaria e una razionalizzazione dell'offerta ospedaliera in grado di incentiva re il day hospital. Inoltre, le Regioni dovranno garantire, già in sede di programmazione, l'equilibrio economico-finanziario delle Aziende sanitarie, di quelle ospedaliere e universitarie e degli Irccs, realizzando verifiche trimestrali degli andamenti rispetto all'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione e pre vedendo l'obbligatorietà di adottare misure per ricondurre la gestione in equilibrio. Non solo: le Regioni che non ripianeranno l'eventuale disavanzo sanitario, entro il 30 aprile dell'anno successivo saranno costrette a farlo attraverso provvedimenti che verranno adottati dal presidente stesso della Regione in qualità di commissario ad acta. Tra queste misure potranno esserci anche aumenti delle addizionali Irap e Irpef. Per quanto riguarda in particolare la spesa farmaceutica - da sempre, bene o male, "sotto i riflettori" - anche per il 2005 viene confermato il tetto del 13 per cento rispetto alla spesa sanitaria complessiva. Eventuali eccedenze dovranno essere compensate dalle aziende farmaceutiche (per il 60%) e dalle Regioni (40%), secondo le indicazioni che saranno fornite dall'Agenzia del farmaco. Proprio nel settore della spesa per farmaci c'è tuttavia una misura sicuramente interessante e innova t i va anche se limitata all'anno 2004: l'obbligo del ripiano del deficit farmaceutico per il 40 per cento a carico delle Regioni si intenderà adempiuto anche se la Regione non avrà p rov veduto al ripiano stesso purchè l'equilibrio complessivo del sistema sanitario regionale sia rispettato. In altre parole, se la Regione è riuscita a risparmiare su altri "capitoli" dall'assistenza sanitaria e questi risparmi permettono di coprire il deficit di spesa farmaceutica, allora non è necessario che la Regione ripiani lo sfondamento della farmaceutica. Spetterà poi a una specifica intesa fra Stato e Regioni definire, per ogni singola Regione e sulla base dei dati forniti dall'Agenzia del farmaco, le eventuali compensazioni sugli effetti derivanti dai provvedimenti a carico delle aziende produttrici, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica programmati, anche ai fini dell'accesso all'integrazione dei finanziamenti a carico dello Stato. Si tratta, appunto, di una misura limitata a l l'anno 2004, tuttavia indica, a nostro pare re , una via che vale la pena di sperimentare ancora sul percorso che dov rebbe condurre a un ragion e vole ed equilibrato "governo" della spesa. Di un "governo", cioè, meno rigido e più rigoroso , che tenga certamente conto delle necessità di bilancio degli Enti pubblici (Aziende sanitarie, Regioni, Stato), ma anche dell'appropriatezza e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e delle conseguenze sul sistema economico-produttivo del Paese.