Anno del cuore 2004: un bilancio con molte luci e alcune ombre ancora da diradare
Siamo stati efficaci del tutto? Sicuramente no. Ma è stato utile anche per farci fare una sorta di "rodaggio": adesso siamo più abituati a lavorare insieme, volontariato e professioni, uomini di scienza e malati
di Giovanni Spinella Soddisfatto sì, ma solo per un primo bilancio. È questa la valutazione che mi sembra di poter fare oggi che l'Anno del cuore 2004 sta per concludersi. Nei mesi passati abbiamo fatto quanto era nelle nostre possibilità per sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto le Istituzioni sull'importanza che ha la prevenzione e sui costi altissimi che la mancanza di prevenzione comporta: sul piano culturale, su quello diagnostico, farmaceutico e strumentale. Così abbiamo visto l'attivarsi di un gran numero di iniziative sull'intero territorio nazionale, quasi ci sia stato uno scossone, un risveglio dell'attenzione sul tema delle malattie cardiache, di come prevenirle e di come trattarle. Questo sì, è stato un risultato grandemente positivo: l'Anno del cuore ha colpito nel segno, ha risvegliato l'interesse di tantissima gente. Anche di chi non ne ha d'ordine esclusivamente sanitario, ma magari economico. Va benissimo anche questo, purchè tutto avvenga nella massima trasparenza e sia finalizzato a ottenere i migliori risultati nella lotta alle patologie cardiache. C'è stato, tra l'altro, un ministero della Salute che si è prestato abbastanza (anche se si poteva fare di più e meglio) e c'è stata un presa di coscienza da parte dei mass media in generale. Poi ho visto unirsi a noi dell'Alleanza molti che inizialmente erano scettici e ne erano rimasti fuori. Anche questo mi va benissimo: è la chiara dimostrazione che abbiamo scelto bene e stiamo andando avanti sulla strada giusta. Purtroppo però non possiamo dirci completamente soddisfatti del 2004 perchè non c'è stata tutta la visibilità che avremmo voluto e perchè sono ancora molti i problemi che bisogna risolvere. Alcuni li abbiamo illustrati di recente ai deputati della Commissione Affari sociali della Camera, che hanno avuto la sensibilità di ascoltarci in un'audizione appositamente convocata a Montecitorio. Innanzitutto, tra le questioni da affrontare e risolvere, ci sono le conseguenze del processo di devoluzione istituzionale in atto. Ebbene, ritengo che non si possa lasciare la Sanità alle sole Regioni. Va bene il decentramento, ma attenzione: ci sono voluti secoli per unire l'Italia. Noi la vogliamo coesa, pur salvaguardando le opportune competenze regionali. Perciò su certi temi vorrei un Paese più unito che mai. Mi riferisco naturalmente alla Sanità, ma potrei parlare della scuola e di altri settori. Il principio che deve sorreggere questa nostra Patria deve essere unitario, nel rispetto delle diversità. E poi il cuore è uguale dappertutto: come si può pensare di avere cuori di serie A e di serie B?! Faccio un esempio. Se la legge 120/2001 (quella che regolamenta l'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici fuori dagli ospedali, da noi voluta, suggerita e sostenuta grazie anche ai 205 "parlamentari del cuore") viene applicata in maniera diversa Regione per Regione rischia di diventare inefficace. E purtroppo accade proprio che venga fortemente ostacolata proprio da alcune normative regionali. Per dirne una, in Sicilia la facoltà di addestrare e rilasciare le certificazioni per l'uso del defibrillatore è attribuita solo al Servizio del 118, che però non ha - e non può avere - il numero sufficiente di addestratori. Ecco perchè vorremmo che ci fosse un intervento capace di armonizzare le diverse politiche regionali e che faculti a "fare" ed a certificare chi sa "fare". Altra cosa che chiediamo è un aggiornamento della legge 626, nel senso che ormai non c'è più bisogno di siringhe di vetro, di bollitori e cose del genere nel "pacchetto di pronto soccorso" delle aziende con più di 50 dipendenti. Si ha bisogno, invece, di defibrillatori e di personale addestrato a usarli. Insomma, una cosa semplice da fare, senza aggravi per lo Stato e oneri modestissimi per le imprese, che potrebbero veder defiscalizzato l'acquisto dello strumento salvavita. Ancora: le confezioni dei farmaci. Noi cardiopatici dobbiamo prendere una serie di medicinali che ci occorrono per vivere. Già non è una cosa piacevole, lo posso assicurare. Ma per quale motivo dobbiamo farci prescrivere scatole da dieci pillole per lunghe terapie di mantenimento? Perchè dobbiamo tornare dal medico ogni dieci giorni, perdere tempo e farlo perdere a lui che magari potrebbe impiegarlo meglio per fare prevenzione? Tanto varrebbe che ci prescrivesse una scatola o due, ma da trenta, da quaranta o da cinquanta pillole! Avremmo prezzi unitari inferiori, minor affollamento negli studi medici, meno viaggi in auto, minor spreco di carburante e minor inquinamento. Quello che serve è un briciolo di buon senso! Un ultimo esempio di questioni da risolvere è quello dell'Iva, che per le associazioni di volontariato è pressochè insostenibile. Anche quando regaliamo un defibrillatore, uno strumento salvavita, a qualche stru ttura sanitaria - e lo abbiamo fatto - paghiamo il 20 per cento: è davve ro una cosa insana! Un foglio di carta a me deve costare meno e invece costa molto di più di quanto costi a una qualsiasi società "costi - ricavi" perchè quest'ultima può scaricare l'Iva e noi no. Sarebbe già sufficiente ridurla a un simbolico 4 per cento. Mi si obietta che l'Iva è imposta dalle normative dell' Unione europea, ma non penso che l'Europa non abbia a cuore certi valori. E il volontariato è un grande va l o re; è gente che si mette gratuitamente al servizio della società e che andrebbe sostenuta, non punita con balzelli di vario genere. In conclusione, piuttosto che "semplicemente" positivo, definirei il 2004 un anno promettente, che per diverse ragioni ha cominciato a essere "speso" tardi. Siamo stati efficaci del tutto? Sicuramente no. Ma è stato utile anche per farci fare una sorta di "rodaggio": adesso siamo più abituati a lavorare insieme, volontariato e professioni, uomini di scienza e malati. E ho visto che sta emergendo, all'interno dell'Alleanza del cuore, una linea-forza che ci porta a continuare insieme. Perciò mi auguro che il bilancio possa diventare assolutamente positivo nel 2005, che sarà anch'esso un anno dedicato al cuore, alle sue patologie e alle persone che ne sono colpite.