In Italia è evidente la sproporzione fra la disponibilità di terapie per contrastare il dolore e la scarsa attitudine al loro utilizzo: oggi sarebbe possibile trattare con efficacia più del 90% dei malati sofferenti per sindromi algiche acute e croniche, mentre nei nostri ospedali ogni giorno soffre per una forma dol o rosa almeno il 70% dei ricoverati, il 30% dei quali in forma grave. Anche nei malati non ricoverati è evidente che il dolore seve ro e cronico rappresenta un primario problema sanitario e socio-sanitario. Per risolve re il gap fra teoria e prassi è diffusa l'opinione che gli strumenti fondamentali siano da una parte l'incremento di attività formative per i professionisti della salute e dall'altra una corretta informazione per sensibilizzare la popolazione. Ritengo invece che, anche nel settore della terapia del dolore, una leva importante per modificare la realtà sia quella economica. Rafforza questa affermazione quanto è avvenuto nel settore delle cure palliative. Sino al 2000 vi erano solo due hospice in Italia, fanalino di coda in Eu ropa. Per arrivare, in soli quattro anni, agli attuali 60-70 hospice e, nei prossimi 3-4 anni, ai 200- 250 programmati e per diffondere i servizi di assistenza domiciliare è stata fondamentale l'approvazione della legge 39 nel 1999. Lo stimolo alla modifica è consistito nei 450 miliardi di vecchie lire messi a disposizione delle Regioni e destinati in modo specifico allo sviluppo della rete delle cure palliative . Tutte le Regioni, già nel 2001, hanno programmato la propria rete. La controprova "in negativo" dell'importanza della leva economica, è riscontrabile invece nella difficoltà di attuazione delle Linee guida per la re alizzazione del Progetto per l'Ospedale senza dolore, sancite da un accordo in Conferenza Stato - Regioni nel maggio 2001. A oggi solo Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Basilicata le hanno formalmente recepite e pochissimi Ospedali hanno istituito formalmente il Comitato per l'Ospedale senza Dolore (COSD). Il motivo principale di questa lentezza attuativa è l'assenza di finanziamenti nazionali specifici per la realizzazione del Progetto e di qualsiasi incentivo per le Regioni volto ad esempio ad inserire la realizzazione dell'OSD tra gli obiettivi dei direttori generali delle Aziende Ospedaliere e delle ASL. Quale Direttore generale di azienda sanitaria pubblica o Responsabile di struttura privata sarà spinto a sviluppare programmi di controllo del dolore, in assenza di forme dirette o indirette di incentivazione? La tariffa di rimborso del Drg non cambia se si utilizza oppure no un'analgesia epidurale per il controllo del dolore da parto o un programma di autosomministrazione di analgesici nel periodo post-operatorio. Tranne che in rari casi "illuminati", agli occhi dell'amministratore sanitario pubblico o privato lo sviluppo di programmi antalgici si traduce semplicemente in un maggior costo di produzione. Come è possibile riavviare un processo virtuoso anche nel settore della terapia del dolore? Agendo sulle leve economiche oltre che su quelle culturali. Non è ad esempio maturo il tempo per introdurre l'esenzione da ticket per le prestazioni specialistiche e per i farmaci antalgici per i malati affetti da patologie dolorose, non solo oncologiche, intense e invalidanti? Ciò consentirebbe di incrementare l'entità dei rimborsi delle prestazioni ambulatoriali fornite dai Centri di terapia antalgica, senza grava re economicamente sul malato e sulla sua famiglia. L'attuale sottotariffazione rispetto ai costi di pro d uzione per le prestazioni algologiche, non solo per quelle ambulatoriali ma anche per quelle effettuate in ricovero ordinario e in day hospital, determina l'impossibilità a raggiungere un equilibrio economico per i Centri di terapia del dolore. Questa è la causa principale della loro progressiva chiusura o del loro ridimensionamento e delle difficoltà che stanno affrontando anche alcuni Centri di Eccellenza. In maggio si terrà la terza Giornata nazionale del sollievo e l'11 Novembre la quinta edizione della Giornata contro la sofferenza inutile organizzata dalla Federazione Cure Palliative. Durante gli incontri, negli articoli e nelle trasmissioni che accompagneranno queste iniziative verrà ancora una volta da molti ribadito il diritto primario dell'essere umano a non soffrire inutilmente e il dovere delle Istituzioni di fornire le soluzioni migliori perchè questo diritto venga garantito. Tutto ciò è sicuramente utile, ma insufficiente se non si avrà il coraggio di dedicare, pur in epoca di risorse limitate, una quota visibile dei bilanci sanitari regionali alla lotta contro il dolore ed alla organizzazione di una rete assistenziale specifica: solo così la medicina diverrà non solo utile ma anche economicamente ed eticamente sostenibile.