Responsabilità sociale delle imprese e Welfare mix
Non si chiede alle aziende di fare beneficenza, ma di entrare in un sistema di servizi, in una rete in cui siano presenti le istituzioni e tutti gli altri soggetti
di Grazia SestiniIl Governo Berlusconi sta ripensando completamente le politiche e i servizi sociali, intesi come impegno coordinato di tutti i soggetti civili e di tutte le istituzioni. Le linee guida di questo cambiamento epocale si trovano nel Libro Bianco sul Welfare. Il documento segna il passaggio dal Welfare State alla cosiddetta Welfare Society, una società dinamica e solidale, in cui Stato, mercato e privato sociale (volontariato, associazionismo, non profit) operano, con pari dignità, in un clima di concorrenza virtuosa e in applicazione del principio di sussidiarietà, per dare risposte ai bisogni emergenti e alla domanda di assistenza. Welfare Society o, meglio, Welfare mix, significa che nella sanità, nella scuola, nell'assistenza ci devono essere soggetti misti - statali, privati e non profit - capaci di proporre offerte alternative e di assicurare agli utenti la possibilità della libera scelta. Già oggi questi diversi soggetti contribuiscono in modo significativo alla spesa e ai servizi sociali. Togliendo gli assegni più spiccatamente legati all'assistenza e computando anche il resto delle risorse, si arriva ad una somma di 25 mila miliardi di vecchielire, che quantifica l'apporto del privato, del privato sociale e delle diverse istituzioni. Questa politica dei servizi ha prodotto, in Italia, un fiorire di imprenditoria sociale, che vuol dire anche impresa, quindi posti di lavoro, ricerca, innovazione, attenzione a trovare le soluzioni migliori. Si tratta di servizi nati fuori dalle istituzioni. Ad essi, poi, l'istituzione ha cominciato a riconoscere un ruolo con un decreto del Ministro delle Finanze (quello sulle Onlus) e con una legge che identifica un tipo di imprenditoria sociale (la cooperazione sociale). Al privato sociale si è cercato di dare un'ulteriore gamba, con il disegno di legge sull'impresa sociale, una realtà che non è alternativa, ma funziona come completamento del quadro generale. Nel 2001 c'erano, nel sociale (dati Istat), 220 mila imprese, con 367 mila dipendenti. Una grossa realtà che collabora alla ricchezza del Paese e che, in quanto impresa, crea ricchezza e beni relazionali, cioè un nuovo modo di stabilire relazioni tra le persone. Investimento nel sociale è anche dare una configurazione certa a questo tipo di imprenditoria, che si colloca accanto a quella che già esiste, cioè la cooperazione sociale. Questo Governo intende comunque valorizzare anche l'impegno etico delle imprese "normali" , cioè di quelle profit. Il Ministero del Welfare ha chiesto ed ottenuto che nell'agenda del semestre di Presidenza italiana dell'Unione figuri, tra i nostri temi prioritari, anche la questione della Responsabilità sociale delle imprese (Rsc). L'impresa, di per sè, è già sociale, perchè nel momento in cui dà lavoro, quindi permette la realizzazione di sè e distribuisce un reddito, assolve ad un compito che è anche compito sociale. L'impresa può anche entrare in una rete di servizi. La legge sugli asili nido e sui nidi aziendali è solo un piccolo inizio. C'è poi da intervenire con un'adeguata politica fiscale. Non si chiede alle aziende di fare beneficenza, ma di entrare in un sistema di servizi, in una rete in cui siano presenti le istituzioni e tutti gli altri soggetti. Politica fiscale adeguata significa, ad esempio, la possibilità di detrarre questo tipo di investimenti . Se in un territorio, dove insistono magari dieci Comuni, c'è bisogno di un centro anziani o di un centro di ritrovo per i giovani, perchè alla realizzazione di quella struttura non possono partecipare i Comuni, la Comunità montana, le aziende, il privato sociale che la gestirà? Il tutto in una prospettiva condivisa? E non c'è neanche il rischio che sia il Ministero a dettare le condizioni, perchè saranno le aziende a dirci come vogliono partecipare a questa nuova responsabilità, in collaborazione con noi, con gli enti locali, con tutti gli altri. Siamo davanti ad una prospettiva culturale inesplorata in Italia, ad un salto di qualità. Il progetto Responsabilità sociale delle imprese, presentato dal Ministero del Welfare il 13 dicembre scorso, è in sintonia con le linee guida europee in materia. Attribuisce importanza alla diffusione di comport amenti etici nelle imprese, e però amplia questa visione puntando al Social Commitment (coinvolgimento sociale) e proponendosi di favorire la partecipazione attiva delle imprese al sostegno del sistema di welfare nazionale e locale, secondo una moderna logica di integrazione pubblico-privato. Il Governo insomma vuole coinvolgere le imprese nel finanziamento di una parte delle politiche di Welfare. Le imprese aderiranno su base volontaria, mentre l'intervento nel sociale sarà gestito direttamente dalle associazioni e dal volontariato. Il tema dei non autosufficienti potrebbe, ad esempio, essere affrontato e risolto congiuntamente, con il coinvolgimento del pubblico, del privato profit e del privato non profit. Obiettivo del Governo è anche quello di sviluppare i fondi integrativi etici, ovvero fondi che investono in imprese socialmente responsabili. Le stesse imprese d'altronde, si sono accorte che avere comp o rtamenti etici, porta solo vantaggi (basti guard a re alle campagne di marketing e di comunicazione sempre più focalizzate sull'impegno nel sociale). Oltre a favorire la diffusione della cultura della responsabilità sociale delle imprese, sarà importante tutelare il consumatore che tende a premiare il comp o rtamento sociale dell'azienda. La maggioranza dei consumatori è infatti più propensa ad acquistare (anche spendendo qualcosina in più) prodotti di imprese etiche. Il gruppo di lavoro sulla Responsabilità sociale delle imprese, attivo al Ministero, sta individuando, in collaborazione con l' Un i versità Bocconi e le associazioni imprenditoriali, una quindicina tra grandi, piccole e medie imprese, per testare, su base volontaria, lo standard individuato. Il test si concluderà entro giugno. Al termine, conosceremo i parametri che potranno essere utilizzati dalle imprese, sia per dichiararsi socialmente responsabili, sia per accedere alle agevolazioni fiscali. Il Governo presenterà la proposta italiana sulla Rsc, a luglio, al Consiglio dei Ministri del Lavoro, e a novembre, alla Conferenza europea di Venezia sulla Responsabilità sociale delle imprese. In dicembre, a conclusione del semestre di presidenza, il Governo italiano e la Commissione Europea presenteranno il "CSR Award" per dare un riconoscimento alle migliori imprese in Eu ropa distintesi per le best practices, in particolare nei confronti della disabilità.