L'invecchiamento della popolazione in Italia: sfide per il paese
Le sfide per il paese sono immense, numerose e difficili e vanno inquadrate in una strategia complessa e articolata, che riguarda l'intera società e non soltanto vecchi e vecchiaia
di Antonio GoliniDue vittorie, per la nostra popolazione, che vanno al di là di ogni aspettativa. La prima è contro la morte precoce e la seconda contro le nascite indesiderate; e così oggi, nella popolazione, abbiamo contemporaneamente la percentuale più alta al mondo di ultrasessantenni, 24%, e la più bassa al mondo di ragazzi con meno di 15 anni, 14%. Grazie alla prima vittoria riescono infatti a vive re in media 77 anni gli uomini e 83 le donne, aspettative di vita fra le più lunghe al mondo, che fanno sì che il 94% delle donne riesca a raggiungere i 60 anni; e ben il 68% riesca a toccare gli 80 anni. Seconda vittoria. Con il 92% delle coppie che pratica una qualche forma di contraccezione (e con circa 135 mila aborti volontari), sono praticamente scomparse le nascite indesiderate, e insieme ad esse un gravissimo e diffuso fenomeno che ha afflitto l'Italia e l' Europa per oltre sette lunghissimi secoli, quello degli infanti abbandonati che attraverso le "ruote" riempivano conventi e ospizi e lì subivano una mortalità elevatissima. Possiamo davvero sentirci orgogliosi di essere riusciti ad avere la popolazione più vecchia del mondo, grazie a benessere, stili di vita, organizzazione sociale (che include una famiglia ancora molto forte e solidale), organizzazione sanitaria, rete di servizi efficienti (nonostante le lamentele). Tutto molto bene quindi, almeno per quello che sembra ora. Ma il fatto è con le pochissime nascite non abbiamo alimentato a sufficienza il sistema popolazione; l'abbiamo fatto così poco che le pro i ezioni ONU diffuse qualche giorno fa indicano per i prossimi 50 anni un aumento atteso di 4,4 milioni per la popolazione con più di 60 anni (in particolare di quella con più di 80 anni) e una diminuzione di 17 milioni per tutta quella con meno di 60 anni (nonostante venga messa in conto una non trascurabile immigrazione straniera). Si può facilmente intuire che con una dinamica del genere le sfide per il paese sono immense, numerose e difficili e vanno inquadrate in una strategia complessa e articolata, che riguarda l'intera società e non soltanto vecchi e vecchiaia. La prima sfida è legata al cambiamento che necessariamente si ha e si avrà nel ruolo della donna: le giovani donne, più istruite degli uomini, costituendo la sola grande riserva di forza lavoro saranno sempre più massicciamente immesse nel sistema produttivo e chiamate inoltre ad ave re un po' più di figli. La donna non potrà più essere la grande prestatrice di cure, e contemporaneamente la famiglia sarà sempre meno composta di giovani e di adulti e sempre più di vecchi e grandi vecchi. Già attualmente una donna su cinque muore a più di 90 anni, avendo quindi richiesto, nella maggioranza dei casi e almeno prima della morte, una onerosa e forse non breve assistenza; nel giro di pochi anni si potrebbe passare a una proporzione di una su tre. Il problema di chi, come, dove e quando erogherà le cure dive nterà, fra gli altri, centrale. La seconda è legata alla capacità, per il paese, di reggere dal punto di vista economico. Aumento dell'istruzione dei giovani e degli adulti, aumento dell'età pensionabile e della produttività - saper fare di più, meglio e più in fretta - sono imperativi assoluti per far sopravvive re il nostro sistema economico, che è immerso in un mondo dove gli altri invecchiano di meno e meno rapidamente (al 2050 ci si aspetta che ad ave re più di 60 anni sia il 41% della popolazione italiana, il 33 di quella francese e il 20 di quella indiana). Per di più nella nostra popolazione si avrà un forte invecchiamento anche della forza lavoro. La terza è da legare alla capacità di assorbire un sempre maggiore numero di immigrati, che difficilmente però potranno essere impegnati, così come è stato negli ultimi anni, in così larga misura come "badanti". Anche loro saranno tentati di rifiutare lavori poco graditi e poco pagati aspirando - ed è bene che sia così - ad ave re promozione sociale e professionale. La quarta è legata alla necessità di assicurare grande flessibilità all'intera organizzazione sociale e sanitaria. Non potrà più essere, due soli piccoli esempi, che azioni di lobby professionali e sindacali continuino a ostacolare la trasformazione di posti letto per acuti in posti per lungodegenti o di posti delle scuole di pediatria in posti di geriatria. La quinta è far prendere piena consapevolezza a tutti, ma proprio a tutti, di quanto grande sia la sfida che l' invecchiamento della popolazione - processo generalizzato e totalizzante - pone all'intera società e a ciascuno di noi, che non dobbiamo solo chiedere alla collettività, ma ad essa dobbiamo dare anche nelle età avanzate. Bisognerà fra l'altro smantellare, e alla svelta, una sempre più diffusa "mistica del tempo libero", che spinge verso un pensionamento precoce e allontana dalla grande solidarietà e dall'impegno duro e serio nella società. Fra cui anche una diffusa e convinta solidarietà intragenerazionale per la quale gli anziani e i vecchi autosufficienti prestino compagnia e cura a quelli non autosufficienti (come di fatto già adesso avviene negli invecchiatissimi piccoli comuni di montagna). Anche perchè in futuro l'ammontare medio della pensioni potrebbe risultare inferiore a quello attuale, e decrescente. Se la strategia non sarà totale, articolata e vincente, c'è davvero il rischio che dal lunghissimo, tragico periodo della infanzia abbandonata si passi - dopo una breve, felice transizione che è quella che stiamo vivendo da anni - a quello della vecchiaia abbandonata. Evitarla è in fondo la vera, grande sfida che l'invecchiamento pone.