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Finita l'emergenza ora serve un "tavolo" per la politica industriale del farmaco

Dobbiamo allora puntare a una azione di modifica del nostro stato attuale, con provvedimenti che da una parte salvaguardino il conto economico del Paese e dall'altra garantiscano l'aspetto industriale


di Fabio Minoli

Il settore farmaceutico è stato oggetto, già dal periodo finale della scorsa legislatura, di una serie di misure importantissime. Con la Finanziaria per il 2001 e l'abolizione del ticket si è aperta una fase di crisi e di sofferenza d'ordine finanziario che a sua volta ha determinato ripercussioni di carattere industriale. Quella manovra ha creato infatti un'accelerazione della domanda e la conseguente situazione di deficit per il bilancio del Ssn. Purtroppo non si è potuto avviare tempestivamente il meccanismo di inversione in quanto nel frattempo s'era verificato un secondo, profondo cambiamento - la definizione di un sistema in chiave federalista - che impediva al Governo centrale di ripristinare la situazione precedente, con il ticket nazionale. Quindi si è dovuto attendere il primo documento di programmazione in senso federalista, ovvero l'accordo Stato- Regioni del 2001, per inserirvi una condizione di opportunità per le amministrazioni locali in materia di partecipazione alla spesa dei cittadini. Quel documento conteneva un altro passaggio importantissimo perchè per la prima volta si parlava di farmaco generico e siveniva quindi a modulare l'offerta in maniera che ci fossero "paletti" di garanzia per segmenti nuovi di prodotto, come lo stesso generico e il medicinale da automedicazione. Condizione di mercato che dovrebbe segnare l'avvio del mutamento della domanda del consumatore , aspetto determinante per guardare al futuro del settore farmaceutico, con i generici e gli Otc che possono dare un diverso mix dei prodotti. Č proprio qui che si dovrebbe innestare un'altra volta l'intervento legislativo. Ma i provvedimenti che vanno a modificare l'assetto industriale e produttivo devono essere valutati e "digeriti" con ampio anticipo rispetto al momento in cui cadono le conseguenze delle scelte fatte. Effettivamente abbiamo rischiato di determinare politiche di revisione delle strategie industriali in questo settore in tempi troppo rapidi. Ricordo per esempio i brevetti, il confezionamento, la distribuzione: tutti elementi che non possono non essere considerati da amministratori oculati, ovviamente; ma che devo n o esserlo prima di tutto in un contesto di coinvolgimento delle parti e, secondariamente, con una congrua programmazione temporale poichè ogni settore ha obiettivi - industriali, di fatturato, di quote di mercato - che devono essere rispettati. Tanto più ciò è vero in quanto è sempre maggiore l'internazionalizzazione e il nostro Paese è un mercato al quale i "quartier generali" delle grandi multinazionali guardano con molto interesse, ma con numeri precisi alla mano e perciò, per rimanere "appetibili" dobbiamo essere nella condizione di progettare e dispiegare adeguate strategie industriali. Francamente ciò è mancato in questa fase. Ci siamo concentrati molto sull'aspetto finanziario piuttosto che su quello della politica industriale e - come già accaduto per la chimica, settore da cui la farmaceutica nasce - rischiamo di trovarci in una condizione di difficoltà per la quale non siamo più parte protagonista sotto il profilo della proposta, ma potremmo diventare semplicemente consumatori. Questo è lo scenario. Dobbiamo allora puntare a una azione di modifica del nostro stato attuale, con provvedimenti che da una parte salvaguardino il conto economico del Paese e dall'altra garantiscano l'aspetto industriale. Come? La semplificazione del Prontuario farmaceutico già ci ha messo nella condizione di avere più chiarezza, con un listino molto funzionale che, con due grandi fasce, è più diretto e più fluido rispetto al precedente. Ciò dà alle imprese maggior facilità di valutazione e al Governo la possibilità di meglio comprendere come procedere. Dall'altra parte bisogna cercare di avviare, stimolare e sostenere il confronto tra le parti per trovare regole del gioco che siano stabili. Già in novembre avevo sottolineato l'esigenza di trovare una sede stabile e permanente per definire le "angolazioni" del problema, soprattutto dal punto di vista industriale. Ritengo infatti che tutta la dinamica del settore debba passare per un momento di confronto perchè, dopo la fase di stress, i provvedimenti adottati (il "taglio" finale del 7%, la revisione del Prontuario, la reintroduzione dei ticket) dovrebbero ora stabilizzare la situazione e consentire di guardare a una politica di programmazione che non dimentichi la ricerca applicata, indispensabile per lo sviluppo del prodotto dal momento che il knowledge nasce proprio da essa. Alla ricerca bisognerà far seguire una fase di accesso al mercato per i nuovi prodotti che sia normato in modo certo, proseguendo sulla strada della semplificazione. D'altra parte un "tavolo" del genere può chiedere ai rappresentanti dell'industria - tutti, da quelli del prodotto da banco al generico all'etico - uno sforzo per evitare una competizione (tra settore e settore, tra impresa e impresa) troppo aggressiva che vada a detrimento del grande cliente, cioè il Servizio sanitario nazionale. Quindi, da una parte l'Amministrazione pubblica con regole certe, semplici e chiare, dall'altra parte l'industria con una minore aggressività tra competitor nel proporre il loro prodotto e una rivisitazione verso il basso dei parametri di aggressività commerciale. La catena industriale, in ultima analisi, è costituita dall'innovazione, dalla valutazione dell'innovazione (cioè la registrazione) e dal lancio sul mercato: sulla prima fase ci dobbiamo attrezzare; sulla seconda ci siamo attrezzati anche se, a mio giudizio, dobbiamo semplificare; sulla terza fase dobbiamo invece avere dalle aziende un'azione di responsabilità sociale nei confronti dell'Azienda-Stato. Sulla proposta di un "tavolo" stabile di confronto c'è stato un grande, lusinghiero interesse. Tuttavia, all'iniziativa politica deve adesso seguire l'azione istituzionale di Governo. Con una importantissima avvertenza: non si può pensare a un "tavolo" di questo genere senza le Regioni. Un altro problema enorme che rischiamo di ave re, infatti, è quello della doppia negoziazione, che determinerebbe un forte scompenso territoriale e una situazione socialmente sperequata da una Regione a un'altra. E questo non è accettabile. Oltre ai ministeri interessati (Attività produttive, Salute ed Economia) a questo "tavolo" dovrebbero dunque sedere le Regioni; insieme con le associazioni dei produttori e quelle dei distributori ai vari livelli. Insomma l'intera catena industriale: tutti devono far parte di questa sede permanente di confronto. E addirittura si può pensare - perchè no? - a un Osservatorio sul farmaco, ma non per fare una "semplice" analisi delle cifre del mercato, bensì un'analisi "sociologica" dell'andamento dei prodotti, che fornisca al "tavolo" ulteriori elementi sui quali sviluppare il confronto sulle migliori soluzioni per il conseguimento degli obiettivi comuni.




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