Investire nella salute della donna per una società moderna
...tutte le fasi della vita della donna e i relativi problemi di salute, anche nella loro evoluzione correlata a quella della società, possono essere oggi supportate con tecniche diagnostiche e, se necessario, con terapie controllate e sicure...
di Giuseppe PalumboGli ultimi decenni, quelli successivi al secondo dopoguerra, hanno visto un grande mutamento nel ruolo sociale della donna italiana, sempre più "presente" sia in settori e in ruoli che prima erano tradizionalmente appannaggio del sesso maschile sia in nuove situazioni determinate dall' evoluzione stessa della società. Tale mutamento non è stato ininfluente sui fattori che intervengono nello stato di salute della donna, anche se questo rimane, a mio parere , ancora strettamente correlato alle caratteristiche fisiologiche della donna stessa. Pubertà, fase riproduttiva, periodo pre-menopausale, menopausa e fase post-menopausale sono tutte epoche tipiche della vita di una donna e ciascuna di esse ha i suoi problemi, anche se possono essere in qualche maniera mutati nel corso dei decenni. Per esempio, nell'età puberale è particolarmente importante prevenire i problemi legati alle disfunzioni endocrine che spesso sono correlate allo sviluppo. A questi troppo spesso si dà oggi eccessiva importanza ,creando ansia nelle madri e nelle adolescenti, ansia che a sua volta dà origine a problemi e a nuove ansie in una spirale deleteria soprattutto per il benessere psicofisico delle giovani oltre che per quello delle loro madri. Occorre tenere nella debita considerazione, infatti, che le possibili alterazioni nel percorso di crescita possono indurre aspettative e paure con notevoli implicazioni psicologiche. È in tale contesto, peraltro, che si inquadra un problema importante, tipico degli ultimi venti anni, cioè quello dell' anoressia, che può essere scatenata proprio dai problemi endocrini e psicologici legati a questa fase della vita della donna. Quanto alla fase riproduttiva, non c'è dubbio che il suo periodo migliore sia compreso tra i venti e i trent'anni, per poi andare a declinare. Nella nostra società attuale - nella quale sia le donne che gli uomini entrano nel mondo del lavoro più tardi rispetto al passato - questo periodo coincide spesso con un momento nel quale la donna non pensa tanto alla riproduzione, quanto a "realizzarsi" nel lavoro (com'è giusto che sia, d'altronde). Questo però comporta numerosi problemi. Basti pensare al calo della natalità nelle nazioni evolute - e in Italia in particolare - dovuto, tra le altre cause, alla diminuzione fisiologica della capacità riproduttiva della donna dopo i 30 anni. Si pensi anche, per esempio, a quanto si è diffusa l'endometriosi, una malattia che fino a trent'anni fa era sì conosciuta, ma infinitamente meno diffusa: oggi, invece, è tra le cause più frequenti di infertilità e di sterilità. Altro esempio di diffusione di patologie correlate al mutamento dei costumi sociali è quello delle Mst, le malattie a trasmissione sessuale, oggi sicuramente molto più frequenti tra le donne di quanto non fossero una volta. È per questo che cercherei di promuovere una migliore informazione sulle Mst, partendo già dalle scuole, dove sarebbe opportuno formare sia gli insegnanti che i ragazzi, in maniera tale da creare su queste tematiche un rapporto più proficuo tra gli uni e gli altri. Passi avanti significativi sono stati fatti nella prevenzione dei tumori, soprattutto quelli del collo dell'utero: praticamente tutte le donne sanno oggi che cos'è uno "striscio" e, grazie all'opera di informazione svolta negli ultimi decenni, oggi non incontriamo quasi più tumori estesi che richiederebbero interventi radicali come accadeva fino a 20 o 30 anni fa (con pesantissime conseguenze sulla qualità di vita, quando la si riusciva a salvare...). In questo campo, un grosso problema è però costituito tuttora dai tumori al seno, dove l'opera di sensibilizzazione condotta dalle associazioni femminili quali, per esempio, "Europa donna" può essere di fondamentale importanza nella pre venzione di queste forme di patologie oncologiche. Tipiche dell'età mestruale delle donne sono poi le emicranie, che spesso scompaiono con la menopausa, ma che nel frattempo vanno adeguatamente trattate perchè incidono pesantemente sulla qualità della vita di chi ne è affetto. I tumori del corpo dell'utero e delle ovaie colpiscono soprattutto nella fase post-menopausale della vita della donna. Oggi è possibile fare ancora molto in questo campo: controlli regolari ogni due anni (con metodiche, peraltro, che non sono affatto invasive come l'ecografia) possono contribuire in maniera significativa a una diagnosi precoce che può risultare determinante per evitare o almeno limitare le conseguenze di queste malattie. L'allungamento della vita, infine, se da una parte è ovviamente un vantaggio in sè, dall'altra parte comporta una maggiore probabilità di contrarre malattie che spesso accompagnano la persona per il resto della vita. E se nel caso dei deficit ormonali le terapie sostitutive consentono una qualità di vita senz'altro accettabile, le patologie card i ovascolari e quelle osteoporotiche risultano di maggiore delicatezza. È soprattutto in queste che un'opera di educazione alla salute iniziata precocemente può dare grandi risultati. In ciò, la donna ha sicuramente un va ntaggio rispetto all'uomo: un medico - il ginecologo - specializzato nei problemi femminili che l'uomo non ha (l'andrologo, figura comunque più recente, non è certamente sovrapponibile). In ogni caso, tutte le fasi della vita della donna e i relativi problemi di salute, anche nella loro evoluzione correlata a quella della società, possono essere oggi supportate con tecniche diagnostiche e, se necessario, con terapie controllate e sicure che generalmente non danno problemi particolari. Sarà però necessario, a mio parere, promuovere tra le donne fin dall'età scolare (ma questo vale, mutatis mutandis, anche per il sesso maschile) un'adeguata opera di informazione ed educazione alla salute che dovrà proseguire per tutta la vita. Per quanto riguarda in particolare il Legislatore, credo personalmente che sarebbero necessarie nuove leggi che aiutino le donne in età riproduttiva a coniugare il naturale desiderio di diventare madri con la legittima aspirazione di conseguire i risultati sperati nella vita lavorativa. Anche perchè accade spesso che la donna, dopo aver abbandonato il lavo ro per accudire i figli, si trova tremendamente sola dopo che questi sono cresciuti. Riterrei quindi giusto individuare forme e meccanismi di sostegno alle donne nelle prime fasi della loro vita lavorativa - quelle che coincidono con la migliore fase riproduttiva - che consentano poi un recupero di produttività nelle epoche successive della vita della donna. Anche con questo, credo, si cos t ruisce una società moderna, capace di coniugare le sue necessità generali con i bisogni individuali. I quali, a ben vedere, alla fine coincidono.