Introduzione
Quando si ricorda ciò che accadde nel 2001 non si può tralasciare l'11 settembre e la svolta che gli attacchi terroristici di quel giorno negli Stati Uniti impressero alla storia. Accorciato l'orizzonte e tornati un po' indietro nel tempo, quest'anno si fa ricordare nelle cronache italiane di politica sanitaria (e non solo sanitaria) innanzitutto per le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Dalle urne esce vincente la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi; nel suo programma elettorale per il settore sanitario c'erano, tra l'altro, il "buono salute" e l'attuazione della devoluzione in sanità. Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, affida quindi a Berlusconi l'incarico di formare il nuovo Governo, che a giugno otterrà la fiducia delle Camere. Tra i primi provvedimenti del nuovo Esecutivo la restituzione dell'autonomia al ministero della Sanità (che diventerà "della Salute"), le cui competenze erano state fatte confluire - con la riforma dell'organizzazione del Governo voluta nella legislatura precedente dal centro-sinistra - nell'unico ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali. Il dicastero sarà affidato al professor Girolamo Sirchia; sottosegretari saranno nominati prima Cesare Cursi e Antonio Guidi, ai quali si aggiungeranno, alla fine del 2004, Maria Elisabetta Alberti Casellati e, nel marzo 2005, Rocco Salini. In Parlamento, la presidenza delle Commissioni Sanità al Senato e Affari sociali alla Camera è affidata rispettivamente ad Antonio Tomassini e Giuseppe Palumbo. Ancora un piccolo passo indietro nel tempo per ricordare che sul finire della precedente legislatura, a febbraio 2001, il Governo Amato allora in carica (ministro della Sanità il professor Umberto Veronesi) aveva presentato un decreto legge per il ripiano dei disavanzi sanitari delle Regioni dal 1994 al 1999. Il provvedimento viene convertito in legge a marzo. In agosto Governo e Regioni raggiungono un'intesa sulle misure per il contenimento della spesa farmaceutica. Tra queste, il tetto al 13 per cento; il rimborso al prezzo più basso dei generici-equivalenti; la riclassificazione per categorie omogenee e la sperimentazione del prezzo di riferimento; la ridefinizione del numero di confezioni prescrivibili per ricetta. Per Farmindustria l'accordo è "dirompente". L'intesa si tradurrà in un decreto che, con qualche modifica, sarà convertito in legge a novembre. In ottobre il referendum confermativo dà il "via libera" definitivo alla riforma costituzionale sul federalismo approvata dal centro-sinistra nella legislatura precedente.