TNT: Pfizer aggiunge un altro studio all' Atorvastatin Landmark Program


L'indagine, presentata al 75? Congresso dell'European Atherosclerosis Society (EAS)in corso a Praga, conferma che nei pazienti con cardiopatia ischemica l'abbassamento del colesterolo-LDL sotto i valori suggeriti dalle Linee guida si traduce in benefici clinici statisticamente significativi

Praga (Repubblica Ceca), 24 aprile 2005 - Si chiama TNT e infatti è esplosivo come il tritolo, ma non provoca danni, anzi fa decisamente bene alla salute: è l'ultimo studio promosso da Pfizer sul controllo dei lipidi plasmatici e il suo nome è acronimo di Treating to New Targets, che si può tradurre con "Curare puntando a nuovi traguardi". L'autorevole New England Journal of Medicine l'ha considerato importante al punto di pubblicarlo in anteprima online, perchè dimostra che forse le attuali Linee guida NCEP-ATP III sul colesterolo andranno riviste al ribasso. Le conclusioni dello studio TNT - presentate oggi nella capitale ceca dal biochimico scozzese James Shepherd, della Royal Infirmary di Glasgow - dimostrano infatti che i cardiopatici trattati con atorvastatina ad alte dosi, fino a portare il colesterolo LDL (quello "cattivo") a valori molto più bassi di quelli suggeriti dalle Linee guida, corrono un rischio di infarto miocardico e di ictus cerebrale ben inferiore a quello associato al semplice raggiungimento dei valori di LDL raccomandati.

Lo studio TNT, condotto per cinque anni su circa 10mila pazienti con cardiopatia ischemica e alta concentrazione plasmatica di LDL, voleva accertare se il trattamento aggressivo con atorvastatina (cioè alla posologia di 80 mg die), fino a ridurre le LDL a circa 80 mg/dL, quando invece le Linee guida si accontentano di 100 mg/dL, potesse avvantaggiare i pazienti su quelli trattati sempre con atorvastatina, ma alla dose standard di 10 mg die, fino a rientrare nel limite suggerito. E in effetti, così è stato: rispetto ai pazienti in terapia con atorvastatina 10 mg, quelli trattati con la dose più elevata (80 mg) hanno avuto un'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (morte cardiaca, infarto miocardico non fatale, arresto cardiaco rianimato e ictus cerebrale fatale o non fatale) inferiore del 22 per cento, del 23 per cento nel solo caso dell'ictus (fatale o non fatale). Il profilo degli effetti collaterali (specie l'incidenza di complicazioni muscoloscheletriche e di alterazioni degli enzimi epatici) è risultato sovrapponibile nei due gruppi: una considerazione, quest'ultima, che acquisisce un'importanza particolare alla luce del fatto che lo studio TNT, con oltre 50mila anni/uomo, è il più grande finora condotto sulla sicurezza di atorvastatina 80 mg.

Secondo il farmacologo Andrea Poli, Direttore scientifico della Fondazione italiana per il cuore e della Nutrition Foundation of Italy di Milano, "l'indicazione degli studi più recenti mostra che, quanto più ci si sposta verso bassi valori di colesterolemia LDL, tanto più aumenta il vantaggio in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori. Molto interessante ai fini clinici pratici è inoltre che questi stessi studi hanno confermato l'estrema sicurezza di atorvastatina, anche al dosaggio massimale di 80 mg, con un'incidenza di effetti collaterali poco significativa e comunque comparabile a quella, sempre molto bassa, osservata con la dose da 10 mg".