La riduzione del "colesterolo cattivo" riduce l'incidenza di infarti e di ictus


Un nuovo studio dimostra che la riduzione del "colesterolo cattivo", fino a livelli molto bassi, con atorvastatina riduce significativamente l'incidenza di infarti e di ictus

Sia nei pazienti trattati con il dosaggio più alto di atorvastatina sia in quelli trattati con il dosaggio più basso si è ottenuta una riduzione degli eventi cardiovascolari, tuttavia nel gruppo trattato aggressivamente gli eventi sono stati in numero significativamente minore

Orlando, Florida (USA), 9 marzo 2005 - Secondo i risultati di uno studio presentato oggi al Meeting annuale dell'American College of Cardiology, i pazienti coronaropatici trattati con atorvastatina*, fino a portare la colesterolemia a valori molto più bassi di quelli raccomandati dalle attuali linee guida, sono esposti a un rischio di infarto miocardico e ictus cerebrale significativamente inferiore rispetto ai pazienti che si limitano a portare i valori di colesterolo fino ai valori indicati.

Lo studio Treating to New Targets (TNT) è durato cinque anni e ha arruolato circa 10 mila pazienti con coronaropatia stabile e alti valori di colesterolo LDL (il colesterolo cosiddetto "cattivo"). L'indagine si proponeva di verificare se il trattamento con alte dosi di atorvastatina (80 mg), fino a raggiungere valori di colesterolo al di sotto dei valori target raccomandati dalle linee guida (100 mg/dL), potesse essere vantaggioso per i pazienti con malattia cardiovascolare rispetto ad un trattamento moderato (atorvastatina 10 mg) che portasse semplicemente al raggiungimento dei valori target stessi.

I pazienti trattati con atorvastatina 80 mg hanno avuto un'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (coronaropatia fatale, infarto miocardico non fatale, arresto cardiaco resuscitato o ictus cerebrale) inferiore del 22 per cento rispetto a quella registrata nel gruppo di pazienti trattati con atorvastatina 10 mg. In particolare, nel gruppo atorvastatina 80 mg l'incidenza di ictus fatale o non fatale è risultata inferiore del 25 per cento rispetto al gruppo atorvastatina 10 mg.

Lo studio TNT ha dimostrato che il profilo di sicurezza di atorvastatina 80 mg è simile a quello del dosaggio otto volte minore, in particolare per ciò che concerne tutte le problematiche connesse all'apparato muscolo-scheletrico. L'alterazione degli enzimi epatici in entrambi i gruppi è stata consistente con quanto riportato nel foglietto illustrativo. A tutt'oggi il TNT è lo studio più lungo e di maggiori dimensioni sull'efficacia e la sicurezza di atorvastatina 80 mg.

"Gli studi clinici precedenti, come l'ASCOT e il CARDS, hanno dimostrato che atorvastatina 10 mg è capace di ridurre il rischio cardiovascolare nei pazienti trattati attraverso un abbassamento dei valori di colesterolo fino ai livelli raccomandati dalle linee guida, e con un eccellente profilo di sicurezza", ha dichiarato Joseph Feczko, responsabile mondiale della ricerca Pfizer. "Ora lo studio TNT dimostra, per la prima volta, che ridurre ancora di più i valori di colesterolo significa incrementare i benefici cardiovascolari. I pazienti hanno tra l'altro ottenuto questo risultato in totale sicurezza e atorvastatina 80 mg è stata ben tollerata".

Come si legge sull'odierna pubblicazione online del New England Journal of Medicine**, gli autori del TNT concludono che "? la terapia ipolipemizzante intensiva con atorvastatina 80 mg/die produce, in pazienti con coronaropatia stabile, benefici clinici significativamente superiori a quelli ottenibili attarverso una terapia moderata con atorvastatina 10 mg/die".

Lo studio TNT - coordinato da un Comitato scientifico indipendente e finanziato da Pfizer - ha arruolato 10.000 pazienti in 14 paesi. Tali pazienti appartenevano a entrambi i sessi, avevano un'età compresa fra 35 e 75 anni e presentavano valori di colesterolo-LDL compresi tra 130 e 250 mg/dL. I pazienti nel gruppo trattato con atorvastatina 10 mg hanno raggiunto valori medi di colesterolo-LDL pari a 101 mg/dL (come da linee guida), i pazienti nel gruppo trattato con atorvastatina 80 mg hanno raggiunto addirittura valori medi pari a 77 mg/dL.

"Oltre all'indiscutibile prova fornita dallo studio TNT circa la possibilità di ottenere benefici sia con le dosi più basse di atorvastatina sia con quelle più elevate, è importante sottolineare che tali benefici sono stati raggiunti in piena sicurezza" ha aggiunto il dottor Feczko. "Questo dato è d'importanza cruciale ai fini di un corretto atteggiamento dei medici nei confronti della terapia cardiovascolare".

La cardiopatia ischemica è la principale causa di morte negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei cittadini presenta valori di colesterolo ben superiori a quelli raccomandati.
Le Linee Guida Internazionali, stilate dal National Cholesterol Education Program (NCEP), ribadiscono il beneficio che deriva dalla somministrazione di un farmaco ipolipemizzante come atorvastatina - in aggiunta alla dieta e all'attività fisica - ai pazienti ad alto rischio cardiovascolare. In un recente aggiornamento gli esperti del NCEP raccomandano livelli di colesterolo-LDL inferiori a 100 mg/dL nei pazienti ad alto rischio di cardiopatia ischemica, consigliando addirittura di valutare l'opportunità di scendere sotto 70 mg/dL.

Atorvastatina è un farmaco indicato, in aggiunta alla dieta, per ridurre il colesterolo. Numerosi studi clinici hanno dimostrato la capacità di questa molecola di produrre significativi benefici clinici in termini di reale riduzione degli eventi cardiocerebrovascolari in diverse tipologie pazienti.